Interferenti endocrini, criteri rigidi che salvano tante sostanze pericolose

All’indomani del voto con cui gli Stati membri hanno adottato la proposta della Commissione europea sulla definizione scientifica degli interferenti endocrini presenti nei pesticidi, le polemiche non si placano. Soprattutto in Francia, paese che fino a poco tempo prima del voto capeggiava il fronte del No e che ieri, invece, ha votato a favore, dando il contributo decisivo all’accoglimento della proposta sul tavolo.

Proposta decisamente molto controversa, che in pratica individua criteri molto rigidi in presenza dei quali si può parlare di perturbatori endocrini. In sostanza, si richiede che sia stata raggiunta la prova della nocività delle sostanze in questione. Un livello di evidenza scientifica finora mai richiesto per altre sostanze problematiche come quelle cancerogene, mutagene e quelle tossiche per la riproduzione, come ha sottolineato il ministro dell’ambiente della Svezia, uno dei Paesi che hanno votato contro la proposta.

PANIZZA: “IN GIOCO FORTI INTERESSI ECONOMICI” 

I criteri adottati ieri riguardano le sostanze utilizzate nei pesticidi, ma saranno in futuro la base per la regolamentazione di altri settori industriali, come quelli della cosmetica, l’agroalimentare e dei giocattoli. Per questo motivo la decisione di ieri segnava un passaggio di fondamentale importanza per la tutela della salute umana, degli animali e dell’ambiente.

“È indubbio – commenta il dott. Celestino Panizza dell’Isde (associazione Medici per l’ambiente) – che regolamentare gli interferenti endocrini vuol dire toccare interessi economici molto forti”.

CITTADINI ESPOSTI A SOSTANZE DUBBIE

“Resta il fatto che criteri eccessivamente restrittivi lasceranno inevitabilmente fuori dalla regolamentazione le sostanze dubbie, almeno fin quando non sarà accertato il nesso di causalità tra la loro azione e i danni alla salute e all’ambiente”, conclude Panizza.
È rimasta inascoltata, infatti, la richiesta di molti studiosi che chiedevano di includere nella proposta adottata ieri una scala di differenziazione per poter valutare ed eventualmente bandire dal mercato anche i perturbatori “sospetti” e “presunti” oltre a quelli già scientificamente “acclarati”. Con la conseguenza che i cittadini continueranno invece a subirne l’esposizione.