Olio di palma, l’Europarlamento: “Ridurre l’import per tutelare l’ambiente”

Con 604 voti favorevoli e appena 18 contrari, il Parlamento europeo oggi ha approvato una risoluzione per chiedere alla Commissione introdurre un sistema di certificazione unico per l’olio di palma che entra nel mercato europeo (il secondo “consumatore” al mondo del grasso tropicale, con l’Italia al terzo posto nella Ue) ed eliminare progressivamente l’utilizzo di oli vegetali nei biocarburanti entro il 2020. L’obiettivo del voto è quello di contrastare l’impatto non sostenibile della produzione dell’olio di palma che porta alla deforestazione e al degrado dell’habitat, in particolare nel Sud-Est asiatico.

Stop al biofuel entro il 2020

“Vogliamo avere una produzione di olio di palma sostenibile, senza abbattere foreste e con condizioni dignitose per quanto riguarda i diritti umani”, ha dichiarato la relatrice del provvedimento Kateřina Konečná della Sinistra unitaria europea.

La risoluzione sottolinea che il 46% dell’olio di palma importato dall’Ue è utilizzato per produrre biocarburanti che richiedono l’uso di circa un milione di ettari di suolo tropicale. Inoltre, gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di prendere misure per eliminare progressivamente l’uso di oli vegetali, incluso l’olio di palma, usati come componente dei biocarburanti che sono causa di deforestazione, possibilmente entro il 2020.

Ma basta una certificazione sulla sostenibilità?

I deputati chiedono alla Commisione di definire un sistema unico di certificazione per garantire che solo l’olio di palma sostenibile entri nel mercato Ue. “Si chiede inoltre – chiarisce una nota dell’Europarlamento – di introdurre criteri di sostenibilità per l’olio di palma e per i prodotti che lo contengono che entrano nel mercato Ue. La Commissione dovrebbe migliorare la tracciabilità dell’olio di palma importato nell’Ue e dovrebbe considerare l’applicazione di differenti dazi che riflettano accuratamente i costi reali, almeno finché non verrà applicato lo schema unico di certificazione”.

Ma basta una certificazione (l’ennesima) per garantire la sostenibilità del grasso tropicale? E inoltre: la sostenibilità dovrebbe tener conto anche dei processi di raffinazione e del contenuto di contaminanti di processo che si sprigionano oppure no?

Di sicuro i sistemi di certificazioni attuali non offrono le garanzie necessarie, basta pensare alle recenti scuse fornite dalla Nestlé: un fornitore della multinazionale, nonostante la certificazione Rspo (definita da Amnesty International solo una “cortina fumogena“) era coinvolto nella deforestazione dell’Indonesia.

Stop all’uso del lavoro minorile

Infine la risoluzione approvata dall’Europarlamento chiede di fare luce sulle condizioni di lavoro nelle piantagioni di palma perchè “la produzione globale di olio di palma viola i diritti fondamentali dell’uomo e gli adeguati standard sociali. Il lavoro minorile è frequentemente utilizzato e sono presenti diversi conflitti per l’uso della terra tra comunità locali, autoctone e i possessori delle concessioni legate all’olio di palma”. Insomma tanto basta per porre un freno a questo stillicidio sociale.