Pasta italiana e micotossine: un problema di sicurezza alimentare non solo di origine

Fa ancora discutere l’analisi di GranoSalus che ha trovato micotossine, glifosato e metalli pesanti in famose confezioni di spaghetti italiani. La conclusione degli autori dello studio, pubblicato sul web e subito rimbalzato su molti giornali, è che queste presenze, per quanto sempre inferiori ai limiti di legge, dimostrino come viene utilizzato grano non italiano, anche dove viene indicato in etichetta il contrario.
Un’accusa che alcune grandi aziende analizzate hanno respinto al mittente senza mezzi termini, come ha fatto Voiello e Granoro.
Una delle “prove” della presunta origine straniera era la presenza di micotossine, in particolare di Don nella pasta. Una presenza che, secondo GranoSalus non dovrebbe esserci se si trattasse di grani italiani.
Il Salvagente ha chiesto ad Alberto Ritieni, uno dei massimi esperti italiani di micotossine, oltre che autore per questo giornale della rubrica Miti Alimentari, di fare chiarezza.
“Le ultime notizie apparse sul web – ci spiega il professor Ritieni – su come stabilire la provenienza dei grani per la produzione di pasta secca basandosi sui livelli di vari contaminanti, hanno riaperto una discussione ampia e molto partecipata. E questo significa che l’argomento della sicurezza alimentare e del Made in Italy trovano sempre molto interesse”.

Da tempo, professore, lei indica che sulle micotossine bisognerebbe intervenire.

Il pericolo legato alla loro presenza sulla nostra tavola dovrebbe essere controllato in modo sempre più stringente e con sempre più larghezza di risorse strumentali e umane sul territorio.
La pericolosità per la salute dell’uomo delle micotossine è ampiamente nota, l’esposizione attraverso dei prodotti come la pasta rappresenta un rischio potenzialmente elevato in quanto in Italia ne consumiamo fino a 30 kg pro-capite all’anno il che moltiplica il pericolo di esposizione da parte dei consumatori.

Ma sarebbe davvero possibile abbassare i limiti senza penalizzare le industrie italiane?

Ho già evidenziato in passato, che sulla base dei dati di controllo del grano importato in Italia e delle dichiarazione da parte dei trasformatori, si potrebbe ridurre il tenore ammesso di Don per il grano importato fino al 70% di quello attuale senza con ciò creare contraccolpi alla produzione, all’export e soprattutto alla sicurezza della pasta secca in commercio.

Torniamo alle conclusioni di GranoSalus sulla veridicità delle etichette che vantano pasta 100% italiana. Le micotossine possono essere un marcatore?

Capiamoci, le micotossine non conoscono confini o paesi, ma è possibile trovare una correlazione fra il luogo di produzione e il rischio di introdurre DON nella filiera alimentare con un’analisi molecolare o genetica delle spore fungine o delle colonie produttrici di DON presenti specie nei grani.

Dunque servirebbero analisi aggiuntive?

Un’analisi combinata tra la presenza del DON e i ceppi di funghi presenti nei grani potrebbe rilevare qualcosa in più sulla provenienza del grano di partenza.

Cosa potrebbe fare l’industria italiana per dare più certezze al consumatore, a prescindere dalla provenienza della materia prima?

Per concludere, la difesa della salute dei consumatori è prioritaria rispetto a qualunque aspetto economico e sapere che le materie prime sono sicure e senza rischi per la presenza di DON darebbe più valore a chiunque, indipendentemente dalla provenienza dei grani lavorati.