Meno zucchero contro l’obesità, la scelta di Nestlè (e non solo)

Entro il 2020, Nestlé ridurrà di almeno 18 mila tonnellate lo zucchero dai prodotti venduti in Europa: in tre anni, Nesquik, Kit Kat & co conterranno in media il 5% in meno di zucchero rispetto ad ora. Negli ultimi tre anni l’azienda ha eliminato 11.300 tonnellate di zucchero dai prodotti venduti in Europa che non rispettavano i criteri nutrizionali stabiliti internamente. Ad esempio, Nestlé ha già annunciato una considerevole riduzione di zucchero in alcuni prodotti tra cui il Nesquik, che conterrà solo 3,4 grammi di zucchero per porzione (rispetto ai 10,6 grammi della ricetta originale).

Gli altri esempi

Nestlé non è l’unica azienda a puntare su cibi e bevande meno caloriche. Tesco, ad esempio, in Gran Bretagna ha ridotto del 5% gli zuccheri aggiunti nelle bibite e negli alimenti. Simile la decisione di Unilever che sempre in Gran Bretagna ha ridotto calorie e porzione di due suoi gelati, il Magnum e il Cornetto. In America, infine, Pepsi si è impegnata a ridurre a 100 o meno le calorie su due terzi delle sue bevande entro il 2025.

La sugar tax

Non solo le aziende, anche gli Stati membri cercano di fare la loro parte per porre un freno all’obesità dilagante soprattutto tra i giovanissimi. La sugar tax, la tassa sulle bevande zuccherate, è già in vigore in Francia e Messico, rispettivamente, dal 2012 e 2014. Ora anche la Spagna dovrebbe seguirne l’esempio introducendo il prelievo nel 2017. Proposte di legge sono invece sui tavoli di Filippine, Sud Africa e Portogallo. In Inghilterra un progetto di legge è stato inserito nella legge di bilancio 2017 e la tassa dovrebbe entrare in vigore nel 2018. Ma in Irlanda è in corso, fino al 3 gennaio 2017, una consultazione pubblica sull’argomento. In Indonesia si registra una situazione particolare: qui la tassa c’era, ma è stata revocata nel 2004. Ora si pensa a reintrodurla. Oggetto di acceso dibattito è anche in: Brasile, Colombia, Nuova Zelanda, Australia, India ed Estonia.