Sucralosio nei prodotti da forno, l’Efsa non esclude i rischi (e tornano vecchie ombre)

SUCRALOSIO

L’Efsa non esclude rischi nell’uso del sucralosio nei prodotti da forno ad alte temperature. Diffuso in molti alimenti light, resta controverso per possibili composti tossici e per studi indipendenti mai considerati nelle valutazioni ufficiali.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha recentemente rivisto lo stato delle conoscenze sul sucralosio, il noto dolcificante autorizzato nell’Unione Europea come additivo alimentare E 955. Il verdetto, rilanciato e analizzato dall’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) in una comunicazione del febbraio 2026, rappresenta un vero e proprio campanello d’allarme: l’Efsa non è in grado di escludere il rischio per la salute quando il dolcificante viene utilizzato per la preparazione domestica di cibi cotti.

Il problema delle alte temperature e il freno sui prodotti da forno

Tutto è nato dalla richiesta dei produttori di estendere l’uso del sucralosio alla categoria dei “prodotti da forno pregiati” (ovvero i prodotti da forno senza zuccheri aggiunti). L’Efsa si è però trovata costretta a frenare l’entusiasmo dell’industria.
Il motivo? Quando il sucralosio viene riscaldato a temperature superiori ai 120 °C innesca un processo di decomposizione e declorurazione. Questo fenomeno porta alla potenziale formazione di composti organici clorurati nocivi e cancerogeni, come diossine (PCDD), dibenzofurani (PCDF) e cloropropanoli.
Sebbene l’industria alimentare utilizzi trattamenti termici molto brevi che limitano questo pericolo, l’Efsa ha dovuto ammettere che il rischio non può essere escluso quando i cibi contenenti sucralosio vengono preparati nelle cucine di casa, dove le temperature dei forni o delle padelle subiscono fluttuazioni molto maggiori rispetto ai processi industriali standardizzati. Di fronte a queste enormi incertezze, l’Efsa ha concluso di non poter approvare l’estensione dell’uso del sucralosio a nuovi prodotti da forno, a meno che non vengano fissati limiti severissimi per le temperature e i tempi di cottura. Per questo, il BfR tedesco ribadisce con forza il suo consiglio ai consumatori: non cuocere mai al forno, friggere o arrostire alimenti contenenti sucralosio, o limitarsi ad aggiungere il dolcificante solo a pietanza raffreddata.

Dove si usa il sucralosio?

Attualmente, il sucralosio (E 955) è un additivo molto diffuso nell’industria alimentare per dolcificare prodotti a basso contenuto calorico o “senza zuccheri”. Per quanto riguarda le preparazioni che prevedono l’uso del forno, al momento il suo utilizzo è già consentito nei coni gelato senza zuccheri aggiunti. L’Efsa ha recentemente confermato la dose giornaliera accettabile (DGA) fissata nell’ormai lontano 2000, pari a 15 milligrammi per chilo di peso corporeo al giorno.

Le altre prove di nocività: il caso dello studio Ramazzini ignorato

I pericoli legati alle alte temperature, però, potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Da anni pendono su questo dolcificante altre pesanti ombre, sistematicamente ignorate dalle autorità di controllo europee. Stiamo parlando delle prove di nocività dimostrate dallo studio indipendente condotto dal prestigioso Istituto Ramazzini di Bologna, pubblicato nel 2016.
I ricercatori italiani dimostrarono che l’esposizione al sucralosio provocava nei topi un aumento dose-correlato dell’incidenza di tumori del sangue, e in particolare di leucemie nei soggetti maschi. Evidenze preoccupanti che avrebbero dovuto imporre un immediato principio di precauzione. Invece, nel 2017, l’Efsa ha liquidato lo studio del Ramazzini bollandolo come carente dal punto di vista metodologico, rifiutandosi di rivedere al ribasso le dosi giornaliere ammesse e chiudendo un occhio di fronte alle prove della sua potenziale cancerogenicità. Un atteggiamento che fa riflettere, soprattutto oggi che la stessa Autorità europea è costretta a mettere le mani avanti ammettendo che, almeno se messo nel forno, questo dolcificante nasconde dei rischi innegabili.