Il 25% degli extravergini in vendita sono contaminati da oli minerali

EXTRAVERGINE oli minerali

Un’analisi spagnola segnala la presenza dei Mosh e dei Moah (potenzialmente genotossici e cancerogeni) in un oltre un quarto dei campioni analizzati. E le concentrazioni superano il limite di legge che la Ue vorrebbe imporre

Il 25% dei campioni di oli di oliva extravergini e vergini (e il 50% di quelli di sansa),  conterrebbe livelli di oli minerali maggiori o uguali a 2 mg/kg, cioè 2 ppm, ovvero il livello massimo che l’Unione europea fisserebbe come limite di legge. Il dato arriva dalla Spagna e dalle analisi condotte dal Laboratorio Tello, uno dei principali in Europa per gli screening sugli oli, e conferma i risultati di un test pubblicati nel maggio scorso in Francia dal mensile 60 Millions de consommateur.

I Mosh, Mineral oil saturated hydrocarbons, possono essere facilmente assimilati dall’organismo e tendono ad accumularsi nei tessuti adiposi e in organi come fegato, milza e linfonodi. Esperimenti su animali hanno mostrato che possono portare a danni d’organo. I Mosh, Mineral oil aromatic hydrocarbons, sono considerati la frazione più pericolosa. L’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e il BfR (Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi) li classificano come potenzialmente genotossici (capaci di danneggiare il Dna) e cancerogeni. Per questo motivo, l’opinione scientifica è che la loro assunzione dovrebbe essere evitata del tutto, specialmente negli alimenti per bambini. 

Come finiscono nell’extravergine questi contaminanti? Durante la produzione (attraverso i lubrificanti usati nei frantoi) e il confezionamento (con gli imballaggi di plastica usanti tanto nella raccolta che nell’imbottigliamento).

Non esiste ancora un limite di legge, ma la Commissione europea ha proposto una soglia massima per i Moah (2 mg/kg per oli vegetali/oliva, 10 mg/kg per sansa) che potrebbe entrare in vigore nel corso del 2026.

 

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