Spezie egiziane: trovato il colorante Sudan vietato in tutti i campioni

SUDAN

Uno studio pubblicato su Nature rivela la presenza di coloranti Sudan vietati in spezie comuni vendute in Egitto, con concentrazioni elevate soprattutto in curry e cumino

Nonostante il divieto internazionale, i coloranti Sudan continuano a essere presenti nelle spezie di largo consumo. È quanto emerge da una ricerca pubblicata su Nature e condotta dal ministero dell’Agricoltura egiziano, che ha analizzato 80 campioni di spezie comunemente vendute sul mercato: peperoncino piccante, paprika, curry e cumino.

I risultati sono netti. Il colorante Sudan I, classificato come non autorizzato per uso alimentare e associato a potenziali effetti genotossici e cancerogeni e protagonista , grazie alle inchieste del Salvagente, di uno dei più grandi ritiri alimentari della storia italiana (era il 2003), il pericolosissimo additivo è stato rilevato in tutti i campioni analizzati. In molti casi le concentrazioni non sono marginali: nel curry si raggiungono picchi fino a 52 mg/kg, mentre nel cumino si arriva a 14 mg/kg. Valori inferiori, ma comunque significativi, sono stati riscontrati anche in paprika e peperoncino piccante.

Secondo i ricercatori, la presenza sistematica di Sudan I – con il 100% dei campioni di curry e peperoncino sopra il limite di quantificazione – indica un’aggiunta intenzionale del colorante, utilizzato per intensificare o uniformare il colore del prodotto. Una pratica illegale, ma evidentemente ancora diffusa.

Accanto al Sudan I, lo studio ha individuato anche altri coloranti della stessa famiglia. Sudan II è stato rilevato in modo sporadico ma non trascurabile, soprattutto nel curry e nel cumino, con concentrazioni fino a 14 mg/kg. Sudan III e Sudan IV risultano meno frequenti, ma non assenti: Sudan IV, in particolare, è stato trovato nel 60% dei campioni di paprika, probabilmente per la sua maggiore stabilità cromatica e solubilità nei grassi, caratteristiche che lo rendono più difficile da individuare rispetto al Sudan I.

Diverso il discorso per altri coloranti vietati come Orange G, Sudan 7B e Para Red, che non sono stati rilevati nella maggior parte dei campioni. Un’assenza che potrebbe indicare una preferenza “selettiva” per alcuni coloranti oppure un maggiore controllo sulla circolazione di queste sostanze specifiche.

sponsor

La rilevanza dei dati non è solo analitica. I coloranti Sudan sono vietati perché possono degradarsi in ammine aromatiche, composti associati a effetti cancerogeni. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) li ha classificati come sostanze non classificabili per la cancerogenicità nell’uomo (gruppo 3), ma il loro impiego negli alimenti è comunque proibito in Europa e in molti altri Paesi per il principio di precauzione.

Lo studio sottolinea che, pur non emergendo nell’immediato un rischio sanitario acuto legato alle dosi assunte attraverso il consumo di spezie, la presenza reiterata di coloranti illegali in prodotti di uso quotidiano rappresenta una criticità strutturale. Un’esposizione cronica, anche a basse dosi, potrebbe contribuire nel tempo a effetti negativi sulla salute, soprattutto nei consumatori che fanno largo uso di spezie.

La ricerca conclude evidenziando la necessità di rafforzare i controlli lungo la filiera, dalla produzione all’importazione, e di intensificare la sorveglianza sui prodotti presenti sul mercato. Il fatto che, a distanza di anni dai divieti, i coloranti Sudan continuino a essere utilizzati dimostra che il problema non è risolto e richiede interventi più incisivi da parte delle autorità di controllo.