Acqua e arsenico, nel Lazio torna un allarme vecchio di 20 anni

arsenico

Nonostante una procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti del nostro paese e il deferimento alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto dei diritti umani, l’Alto Lazio fa ancora i conti con una importante contaminazione da arsenico e 600 cittadini sono senza acqua potabile

A Nepi in provincia di Viterbo, l’arsenico è tornato a far visita ai cittadini: gli ultimi dati di rilevazione dell’acqua potabile effettuati dall’Arpa hanno evidenziato il superamento dei limiti relativi alle concentrazioni nell’acqua. Dodici microgrammi per litro a fronte del massimo di dieci consentiti. Così da quassi 10 giorni almeno 600 cittadini sono senza acqua potabile.

Arsenico, un problema vecchio 20 anni

Non è la prima volta che i cittadini di quella provincia fanno i conti con un ospite così pericoloso. “La combustione del carbone e dell’olio combustibile, nei grandi impianti energetici di Civitavecchia e Montalto di Castro hanno contribuito e contribuiscono con le loro emissioni anche all’aumento del quantitativo di Arsenico nell’aria e quindi per ricaduta anche nel territorio viterbese e dell’Alto Lazio” spiega in un documento l’Isde- Coordinamento Alto Lazio. Come dire un problema “storico”: nel 2010, però, della questione si è occupata la Commissione europea stufa delle continue deroghe ai limiti stringenti di contaminazione di arsenico nella zona. Dal 2001 e fino al 2011, infatti, gli amministratori locali hanno tenuto a bada la questione concedendo deroghe ai limiti (che. nel 2003 sono stati abbassati da 50 a 10 microgrammi): peccato che a pagarne le spese sono stati i cittadini. Come? Con un aumento delle patologie tumorali.

I tumori

Ci aiuta ancora l’Isde: “Le problematiche sanitarie e ambientali determinate dall’arsenico sono ben note e sono costante oggetto di studi e ricerche; sul sito on-line di una delle più importanti biblioteche mediche internazionali “PubMed”, digitando “arsenic drinking water” sono presenti, al giugno 2021, ben 4048 pubblicazioni scientifiche su questo specifico argomento”.

Nel Rapporto 2020 “I tumori in Provincia di Viterbo” si legge che nel corso dell’ultimo quinquennio di osservazione, ovvero 2012-2016, in provincia di Viterbo sono stati diagnosticati 10.087 nuovi casi di tumore, esclusi i carcinomi cutanei e i tumori non maligni del Sistema nervoso centrale – Snc. In particolare sono stati diagnosticarti 5425 casi tra gli uomini (53.8%) e 4662 casi tra le donne (46.2%). Sono poi più di 2000 i casi di tumore che vengono diagnosticati ogni anno in ambito provinciale.

Cura preventiva

Nonostante una procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti del nostro paese e il deferimento alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto dei diritti umani, l’Alto Lazio fa ancora i conti con una importante contaminazione. “L’uso delle tecnologie oggi disponibili, insieme ad una sana politica di trasformazione e controllo di tutte quelle attività industriali ed agricole, che immettono nell’ambiente arsenico insieme ad un numero sempre più elevato di sostanze tossiche e dagli effetti ancora poco conosciuti, è l’unica, rapida e fattibile soluzione per garantire in modo compiuto il diritto alla salute e alla vita per tutti” suggerisce l’Isde. Ed è proprio affidandosi alla tecnologia che nel viterbese l’amministrazione e la società che gestisce il servizio idrico in molti paesi della zona, la Talete, hanno cercato di tenere a bada il problema. Dieci anni fa la Regione decise, definendola una “soluzione ponte”, di eliminare il problema dell’arsenico nell’acqua installando dearsenificatori. Un totale di 27 impianti al costo di 35 milioni, ai quali, successivamente, si sono aggiunti altri 16 milioni per nuovi acquisti. Una scelta che non ha mai convinto i movimento locali che allora parlarono di “una decisione piovuta dall’alto”. In effetti, se a distanza di tempo siamo ancora a parlare di arsenico nell’acqua, qualcosa non ha funzionato.

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“Non hanno funzionato i filtri”

Dopo aver ricevuto la comunicazione della Asl, il sindaco Franco Vita ha emanato, martedì, un’ordinanza di non potabilità dell’acqua. “Si è verificato un malfunzionamento del dearsenificatore per un problema di filtro – spiega il primo cittadino – . Aspetto riscontri della Asl sul rientro nei parametri”. Questo dei filtri è un malfunzionamento non nuovo: due sforamenti, con altrettante ordinanze, si erano registrate tra dicembre e gennaio anche a Civita Castellana, nell’acquedotto del Barco, sulla via Nepesina, quello che alimenta il centro storico (e non solo).

Con il superamento dei limiti di arsenico, un ristoro per i cittadini

Intanto le associazioni dei consumatori chiedono un ristoro per i cittadini interessati. Il presidente della Confconsumatori di Viterbo, Antonio Nobili, che in proposito ha già inviato una lettera all’amministratore unico di Talete Salvatore Genova in cui minaccia eventuali class action da parte dei propri iscritti in mancanza di risposte, sostiene: “Laddove esiste un superamento dei limiti, anche temporaneo – afferma Nobili – deve esserci un ristoro per le famiglie, che pagano bollette elevatissime per un servizio che di fatto non ricevono o ricevono parzialmente. A distanza di anni dall’installazione dei dearsenificatori, il perdurare di questa situazione è inaccettabile. Siamo a un punto di non ritorno: come se non bastassero già i folli aumenti dell’energia elettrica, del gas, della benzina, del pane e di tutti i beni di prima necessità, i consumatori viterbesi devono fare i conti anche con un’acqua tanto salata quanto tuttora contaminata”.