Polizza integrativa per la scuola: c’è tempo fino al 30 settembre. Cosa copre e da dove arrivano i fondi

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Il personale scolastico ha tempo fino al 30 settembre 2026 per aderire alla nuova polizza sanitaria integrativa gratuita per 4 anni: ecco cosa copre. Ma sul finanziamento scoppia la polemica: parte dei è stata sottratta al fondo di funzionamento degli istituti

Mancano pochissimi giorni. Il personale scolastico ha tempo fino al 30 settembre 2026 per aderire alla nuova polizza sanitaria integrativa gratuita, attiva dal 10 settembre scorso. Una misura che il ministro Giuseppe Valditara ha definito “un traguardo storico” per il welfare dei lavoratori della scuola, ma che ha già acceso un aspro scontro tra il Ministero dell’Istruzione e i sindacati, in particolare la Flc Cgil, sull’origine dei fondi che la finanziano.

Chi può aderire e come

La polizza interessa oltre 1,2 milioni di dipendenti: docenti, educatori, personale ATA, dirigenti scolastici e dipendenti ministeriali. La copertura è erogata da UniSalute insieme a Poste Assicura Spa e Intesa Sanpaolo Protezione Spa, per un investimento complessivo di 320 milioni di euro nel quadriennio 2026-2029.

Per il personale a tempo indeterminato l’adesione si effettua una sola volta: la copertura parte dal 30 settembre 2026 e scade il 29 settembre 2030. Possono aderire anche i supplenti con contratto al 30 giugno o al 31 agosto, ma solo per la durata del contratto. Sono esclusi i supplenti brevi.

Per presentare domanda occorre accedere all’Area Riservata del sito del Ministero dell’Istruzione e selezionare il link dedicato all’Assicurazione Sanitaria Integrativa tra i servizi in evidenza. Attenzione ai tempi tecnici: dopo l’invio della domanda bisogna attendere circa 20 giorni prima di completare la registrazione su UniSalute per attivare il profilo operativo.

Cosa copre la polizza

La polizza prevede un massimale annuo di 600mila euro per ciascun assistito ed è valida anche in presenza di malattie croniche, pregresse o recidivanti. Le principali prestazioni coperte includono grandi interventi chirurgici e ricoveri, con esami pre e post operatori; il parto naturale fino a 2.500 euro e il cesareo fino a 4mila euro, senza franchigia; una visita odontoiatrica con igiene orale annuale (massimale 100 euro, con il 15% a carico dell’assistito) e fino a 4 impianti all’anno per l’impiantologia (massimale complessivo di 2.400 euro).

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Sono inclusi anche pacchetti di prevenzione annuali: esami del sangue e urine, elettrocardiogramma e visita cardiologica per tutti; per le donne dai 40 anni a scelta tra visita ginecologica con pap-test, visita senologica con ecografia o mammografia; per gli uomini dai 40 anni una visita urologica.

Tutte le prestazioni devono essere erogate da strutture convenzionate, previa autorizzazione di UniSalute. Non è possibile rivolgersi liberamente a un medico privato e chiedere poi il rimborso, salvo nei casi in cui nella propria provincia non esistano strutture convenzionate: in questo caso occorre prima contattare la centrale operativa di UniSalute per farsi confermare l’assenza di centri in zona. I ticket del Servizio Sanitario Nazionale non sono rimborsabili. Restano esclusi dalla copertura gli interventi estetici, gli accertamenti per fecondazione assistita o infertilità e le malattie o disturbi mentali.

La polemica sui fondi

Sul finanziamento della polizza è scoppiato uno scontro che non si è ancora sopito. Secondo la Flc Cgil, che non ha firmato il contratto integrativo del 29 dicembre 2025 alla base della misura, i fondi non sono nuovi: “La legge di bilancio 2025 incrementa il Fondo di funzionamento delle scuole, ma poi il Ministro con interventi successivi gira tale incremento alla polizza. A regime si tratta di un taglio”, ha scritto il sindacato, citando la Relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato. Secondo la ricostruzione della Flc Cgil, i 320 milioni complessivi del quadriennio derivano da tre fonti distinte. La parte più consistente, 200 milioni, pari a 50 milioni l’anno, sarebbe stata sottratta direttamente al Fondo per il funzionamento delle scuole. Per intenderci, i soldi che servono per comprare la carta igienica, il sapone, e altri prodotti che spesso le scuole chiedono ai genitori di rimpinguare con donazioni o acquisti. Altri 60 milioni (15 milioni annui) arriverebbero dai risparmi ottenuti riducendo il numero dei commissari esterni agli esami di maturità. I restanti 60 milioni, sempre 15 milioni l’anno, provengono da riduzioni di fondi speciali del Mef destinati al Ministero. Il conto totale è di 80 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2029.

Il Ministero replica che le risorse sono aggiuntive e che la collocazione contabile iniziale nel fondo di funzionamento era solo provvisoria, in attesa dei provvedimenti legislativi necessari. Secondo il Mim, dei 320 milioni complessivi, 250 provengono da risorse nuove e 70 da economie di bilancio, ovvero fondi che “se non rifinalizzati sarebbero stati comunque persi”. Sul fronte sindacale, Cisl, Snals, Gilda e Anief hanno parlato di “campagna di disinformazione” e difeso la misura come un risultato contrattuale importante, paragonabile a quanto già ottenuto in altri settori pubblici e privati.

C’è però un altro nodo sollevato dalla Flc Cgil: né la legge né il contratto prevedono che a beneficiare della polizza siano anche i dipendenti e i dirigenti del Ministero dell’Istruzione, che invece compaiono nel capitolato tecnico di gara. “Non abbiamo nulla da ridire sull’estensione della polizza ad altri lavoratori”, precisa il sindacato, “ma denunciamo il modo opaco di agire del Ministero che dice una cosa e ne fa un’altra.”