
Il Garante privacy sanziona Eni per 96mila euro. Online atto di citazione con i dati personali di 12 cittadini che con Greenpeace e ReCommon avevano firmato una citazione contro la società per inquinamento ambientale
Una sanzione di 96mila euro è stata irrogata dal Garante privacy a Eni per aver pubblicato sul proprio sito web un atto di citazione integrale con i nominativi di dodici cittadini firmatari insieme a Greenpeace e ReCommon, comprensivo di data e luogo di nascita, codice fiscale e indirizzo di residenza. Un trattamento di dati dichiarato illecito dall’Autorità perché effettuato in violazione dei principi di liceità, correttezza e trasparenza del Regolamento europeo e in assenza di una valida base giuridica.
I rilievi del Garante
L’istruttoria del Garante, avviata a seguito della segnalazione di Greenpeace Onlus, ha evidenziato che la pubblicazione integrale dell’atto di citazione non era strettamente necessaria rispetto alle finalità dichiarate da Eni. Queste riguardavano la tutela della propria posizione nella vicenda giudiziaria legata alla presunta violazione dell’Accordo di Parigi e la diffusione di informazioni sul cambiamento climatico.
La “Giusta Causa” contro Eni
Il 9 maggio 2023 Greenpeace, Recommon e alcuni cittadini hanno depositato presso il Tribunale civile di Roma un atto di citazione contro Eni, Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle finanze, definendola la “Giusta Causa”. Secondo le associazioni, Eni è tra le aziende più inquinanti in termini di emissioni di gas serra e, nonostante gli impegni sulle rinnovabili, continua a investire in fonti fossili.
Dati personali pubblicati senza adeguate tutele
Secondo il Garante, le finalità di difesa avrebbero potuto essere perseguite con modalità meno invasive, come l’oscuramento dei dati personali. Non sarebbero state considerate le ragionevoli aspettative di riservatezza degli interessati né l’impatto della diffusione dei dati. In particolare, pur essendo già noti i nominativi, i soggetti coinvolti non potevano attendersi la pubblicazione online di informazioni più sensibili come codice fiscale, data e luogo di nascita e indirizzo di residenza, dati che espongono a rischi concreti di utilizzi indebiti, anche per la loro accessibilità su Internet.
I criteri della sanzione
Nel determinare la sanzione, il Garante ha tenuto conto dell’assenza di una valida base giuridica per la pubblicazione integrale, della durata della permanenza online e del numero di persone coinvolte. Sono stati valutati anche la sensibilità dei dati trattati, il grado di cooperazione della società e le iniziative adottate per adeguarsi al Regolamento e prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.







