
In Francia si è acceso il dibattito tra l’Autorità nazionale per la sicurezza sanitaria secondo cui il fluoro, interferente endocrino, non dovrebbe essere usato nei dentifrici e professori universitari esperti di odontoiatria secondo cui il fluoro essenziale per la prevenzione delle carie
In Francia si è acceso il dibattito tra l’Autorità nazionale per la sicurezza sanitaria (Anses), secondo cui il fluoro, interferente endocrino, non dovrebbe essere usato nei dentifrici, e professori universitari esperti di odontoiatria secondo cui il fluoro è invece essenziale per la prevenzione delle carie.
La proposta dell’Anses
Recentemente l’Anses ha proposto all’Europa di classificare il fluoruro di sodio come interferente endocrino e tossico per la riproduzione. Come riporta 60 Millions de Consommateurs, secondo Isabelle Charron, responsabile del progetto Reach presso l’agenzia, ci sarebbero prove sufficienti per proporre queste classi di pericolo. A sostegno di questa posizione vengono citati studi su ratti e umani che suggeriscono possibili problemi di fertilità, anche se la comunità scientifica resta divisa sulle quantità effettivamente dannose.
Il parere degli odontoiatri
Secondo Thomas Trentesaux, medico e docente alla Facoltà di Odontoiatria di Lille, le quantità analizzate nello studio non sono comparabili con quelle contenute nei dentifrici. In alcuni test, i ratti avrebbero ingerito dosi molto elevate, equivalenti a un decimo di tubetto al giorno.
Lo stesso esperto ribadisce che il fluoro rafforza lo smalto e ha un’azione antibatterica, risultando fondamentale contro la carie. Sulla stessa linea Sophie Doméjean, docente a Clermont-Ferrand, che invita alla cautela nel messaggio pubblico. Anche l’industria cosmetica contesta i dati, ritenendo che non giustifichino una classificazione così severa.
Valutazione del rischio e risposta dell’Anses
Charron ha replicato alle critiche spiegando che, in un dossier di classificazione, non si valutano i livelli di esposizione, ma le proprietà intrinseche della sostanza. Secondo Trentesaux, invece, il rapporto rischio-beneficio resta favorevole all’uso del dentifricio fluorurato, alla luce delle conoscenze attuali.
La normativa attuale
Attualmente, l’uso dei fluoruri nei dentifrici è regolato dal Regolamento cosmetico Ue 1223/2009. La concentrazione massima consentita è generalmente dello 0,15% (1500 ppm). L’Efsa ha aggiornato nel luglio 2025 i livelli di assunzione sicura, abbassandoli per tener conto dei rischi legati a un’esposizione cronica, tra cui possibili effetti sulla tiroide e sullo sviluppo neurologico nei bambini. Per adulti e ragazzi sopra gli 8 anni il limite è fissato a 3,3 mg al giorno, mentre per i più piccoli è più basso.
Etichettatura e precauzioni
Per i dentifrici con concentrazioni tra 0,1% e 0,15%, è obbligatoria un’etichetta che segnali le limitazioni d’uso nei bambini sotto i 6 anni o fornisca istruzioni per ridurre l’ingestione.









