Il giallo della banana: ecco cosa abbiamo trovato sotto la buccia

PESTICIDI VIETATI BANANE

Il nostro test su 15 banane nel nuovo numero in edicola e in digitale. E tra le presenze sgradite, anche sostanze vietate in Europa

È il quinto alimento coltivato al mondo e il secondo a ricevere più trattamenti: il primo se pensiamo che il cotone non lo portiamo in tavola. Fatte queste premesse, non devono sorprendere i risultati del nostro test su 15 banane – pubblicati sul nuovo numero in edicola e in digitale – acquistate nei supermercati e nei discount e tutte provenienti dal Sud America: l’uso di pesticidi – alcuni anche vietati in Italia – arriva a lasciare fino a 6 tracce in un singolo frutto convenzionale. In quelli biologici (7 campioni sui 15 portati in laboratorio) la situazione invece è diversa: mantengono la promessa di non contenere pesticidi, fatta eccezione di qualche sporadica concentrazione dovuta all’inquinamento ambientale, alla prevalenza di piantagioni intensive dove – tra irrorazioni aeree e trattamenti post raccolta – coltivare banane senza fitofarmaci diventa molto difficile. Non impossibile, però, come testimoniano le nostre analisi.

I marchi analizzati (alcuni anche nella versione bio) sono:

Dal Monte, Chiquita, Bonita, Dole, NaturaSì, Coop, Conad, Todis, Eurospin, Lidl, Esselunga

Per capire perché la banana, oltre a essere rinomata per il potassio e le vitamine contenuti nella polpa, è un frutto molto esposto ai fitofarmaci (viene chiamata anche “fruta quimica”) occorre partire dalle condizioni in cui viene coltivata nei paesi latini del Continente americano.
La produzione è basata fondamentalmente su piantagioni intensive e l’intera filiera è da sempre controllata da 4 grandi marchi: Dole, Chiquita, Dal Monte e Bonita di proprietà del presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, paese che da solo produce il 30% delle banane esportate in tutto il mondo. Concentriamoci sulle coltivazioni convenzionali, la modalità nettamente prevalente nella filiera delle banane. Qui a essere trattati sono il terreno (con la fertilizzazione spinta), la pianta (con le irrorazioni aeree capaci di contaminare, trasportate dal vento, anche le coltivazioni bio circostanti e di inquinare i centri abitati) e i frutti (dal quarto mese e fino la raccolto il casco viene avvolto in dei sacchi di plastica che rilasciano insetticidi e fungicidi).

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Ci sono poi i trattamenti post raccolta: le banane, in gruppi da 5-6 frutti, vengono tagliate dal casco e la corona, la parte dove è avvenuta l’incisione, viene cosparsa di thianbendazole, un fungicida usato contro le muffe. Prima di essere imballate per la spedizione in container frigo, le banane vengono lavate con soluzioni al cloro e spesso trattate con altre sostanze, ad esempio l’allume di rocca, per prevenirne la maturazione. La banana infatti viene raccolta “acerba”, ha un colore verde, e quando arriva a destinazione nei nostri porti verrà poi nuovamente “lavorata”, magari con il gas etilene, un ormone vegetale naturale che innesca e accelera la maturazione dei frutti, trasformando l’amido in zuccheri e rendendo la buccia gialla. Ora dovrebbe essere molto più chiaro il motivo per il quale la banana convenzionale è chiamata “frutto chimico”.

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L’Italia importa circa 600mila tonnellate l’anno di questi frutti tropicali e il consumo pro capite è di circa 10 chili, circa 60 frutti a persona. Una fetta di mercato importante e un consumo ricorrente, specie tra i più giovani, al quale negli anni abbiamo dedicato molta attenzione. Nel 2022 abbiamo condotto il nostro primo test sulle banane e se confrontiamo i risultati ottenuti quattro anni fa con quelli attuali, la situazione non sembra cambiata: sulle banane convenzionali, ieri come oggi, sono evidenti e numerose le impronte dei numerosi trattamenti: fino a 6 tracce di pesticidi trovavamo in un unico frutto e lo stesso “record” è stata ripetuto dai campioni analizzati.
Non è certo una bella notizia soprattutto se pensiamo che la banana è uno dei frutti preferiti dai bambini. L’alternativa “pesticide free” tuttavia esiste e i frutti biologici , come dimostrano i nostri risultati pubblicati sul nuovo numero del Salvagente, la offrono in modo molto netto.

Cosa abbiamo cercato nella polpa delle banane

Sono 15 i campioni di banane che abbiamo portato in un laboratorio accreditato per sottoporli all’analisi multiresiduale dei fitofarmaci sulla polpa. La varietà dei nostri frutti, laddove indicata in etichetta, è sempre la Cavendish, la più diffusa sul mercato, apprezzata perché morbida, cremosa e con un sapore dolce e delicato. I prezzi al chilo del nostro panel variano da 1,39 euro (Eurospin e Lidl) ai 4 euro circa per aclune banane bio (Conad, Todis e NaturaSì), in un mercato dove tre grandi multinazionali e un quarto emergente la fanno da padrona con fatturati da capogiro: Dole 8,47 miliardi di euro all’anno; Del Monte 4,28; Chiquita 3,1; Bonita (Gruppo Noboa) 800 milioni di euro annui.

Origine
Le piantagioni di banano sono presenti in almeno 107 paesi (Italia compresa), quasi tutti localizzati nella fascia tropicale. L’India è il maggiore produttore mondiale, ma quasi la totalità dei frutti è destinata al consumo interno. L’Ecuador invece è il maggiore esportatore: quasi 400 milioni di casse di banane (con un fatturato di circa 4 miliardi di dollari) partono ogni anno alla volta di altri paesi, coprendo il 30% delle esportazioni mondiali. Anche per questo Bonita del presidente Noboa si è imposto come quarto gruppo mondiale, in un settore da sempre in mano alle multinazionali della frutta tropicale. Le banane del nostro campione arrivano in prevalenza dall’Ecuador (7 frutti), seguono Perù e Costarica (3 campioni ciascuno) e la Colombia (2 prodotti).

Pesticidi
Partiamo dalle note positive: premiate le banane biologiche (7 su 15) anche se con dei piccoli distinguo. Tre campioni (Esselunga Altromercato, Conad e Todis) condividono il gradino più alto del podio perché risultate completamente prive di pesticidi. Seguono a brevissima distanza, sempre con un giudizio “Eccellente”, altri tre frutti bio dove abbiamo individuato tracce di pesticidi nettamente al di sotto del limite di rilevabilità tecnica (0,01 mg/kg) previsto dalla legge ma anche inferiori al Loq (il limite di quantificazione) del nostro laboratorio ben più “severo” (0,005 mg/kg) rispetto a quello previsto dalla norma: queste tracce infinitesimali ovviamente sono frutto di un inquinamento accidentale magari legato alla presenza di piantagioni convenzionali nelle “vicinanze” che vengono irrorate di pesticidi con aerei e contaminano, con il vento, l’ambiente circostante (il cosiddetto effetto “deriva”).
Veniamo ora ai profili di rischio delle molecole rilevate sulle banane convenzionali. Con una premessa importante: tutti i frutti analizzati sono conformi in quanto nessuna molecola rilevata in laboratorio ha superato i limiti di legge. Una buona notizia ma parziale perché sappiamo che alcune sostanze, specie quelle considerate interferenti endocrini, sono capaci di agire nel nostro organismo anche a bassissime concentrazioni. Senza dimenticare poi il cosiddetto effetto cocktail, l’azione congiunta di più molecole che pure singolarmente rispettano le soglie massime consentite dalla normativa. Un effetto sinergico sulla nostra salute sul quale la scienza non ha dato ancora una risposta convincente. Fatte queste premesse concentriamoci innanzitutto sulle sostanze vietate trovate solo in tracce (sotto il Loq) in due campioni: l’epoxiconazole, fungicida potenzialmente cancerogeno è stato vietato nei cibi venduti nella Ue nel 2020 è stato rilevato nella banane Del Monte ed Esselunga Itacu e l’imidaclprid, insetticida neonicotinoide accusato della moria di api messo al bando nel 2018.
L’attenzione deve essere rivolta soprattutto sul bifenthrin, insetticida considerato interferente endocrino per l’uomo, vietato di fatto in Europa ad eccezione di pochissimi frutti tra cui le banane dove il limite massimo ammesso è molto basso – 0,1 mg/kg – proprio per la sua pericolosità. Come mai si arriva all’uso in deroga di un pesticida così tossico? La risposta è di natura commerciale ed è contenuta nel Regolamento 396/2005 che prevede una “tolleranza all’importazione”, cioè una concentrazione massima molto bassa stabilita al fine di soddisfare “le esigenze del commercio internazionale, nel caso in cui l’utilizzo della sostanza attiva non sia autorizzato nella Ue per motivi diversi da quelli inerenti alla protezione della sanità pubblica”. Tradotto in termini semplici suona così: siccome i produttori sostengono che quella sostanza sia indispensabile e non ci sia un’alternativa fitofarmacologica, si chiede – e si ottiene dalla Ue – la possibilità di usarla entro una soglia massima di residuo dell’alimento. Un regalo a tutti gli effetti alle multinazionali della banana e una minaccia in più per la salute dei consumatori. Il bifenthrin lo abbiamo trovato nei frutti Del Monte, Carrefour ed Esselunga Itacu.
La molecola più ricorrente è l’azoxystrobin – rilevata in 8 banane – un fungicida spesso impiegato anche attraverso l’irrorazione aerea, tossico per inalazione. A seguire troviamo il thiabendazole fungicida usato per “proteggere” la parte recisa dal casco di banane da muffe ma considerato dall’Epa, l’Agenzia ambientale statunitense, probabile cancerogeno e interferente endocrino. Dal nostro monitoraggio è emersa anche la presenza di: fenpropimorph, fungicida per il quale al momento non si riscontrano effetti acuti nell’uomo; pyriproxyfen, insetticida sospetto interferente endocrino ; fludioxonil, fungicida sospetto cancerogeno per l’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche.

Come abbiamo dato i giudizi

Il voto ha tenuto conto solo della presenza, delle concentrazioni e del profilo di rischio dei pesticidi rilevati. Penalizzati i pesticidi banditi nella Ue per altre colture; quelli vietati dalla Ue anche se presenti in tracce (sotto la determinazione analitica); penalizzati i principi attivi in concentrazioni 10 volte inferiori al limite di legge; ha pesato infine negativamente il numero di molecole rintracciate.

Limiti massimi residui:
Azoxystrobin: 2 mg/kg
Bifentrhin 0,1 mg/kg;
Fenpropimorph 0,6 mg/kg;
Fludioxonil 2 mg/kg;
Flutriafol 0,3 mg/kg
Pyriproxyfen 0,7 mg/kg;
Spinosad 2 mg/kg;
Thiabendazole 6 mg/kg.
Epoxyconazole e imidacloprid sono vietati nella Ue.