
Mentre la Commissione europea sembra aver abbandonato l’introduzione obbligatoria del Nutri-score, due giganti del settore alimentare come Nestlé e Lidl ribadiscono il proprio sostegno al sistema di etichettatura nutrizionale.
Non sembra tirare una bella aria in Europa per il Nutri-score, il sistema a semaforo di classificazione degli alimenti, inventato in Francia. Mentre Parigi adottava la nuova versione, più severa, Bruxelles ha fatto un passo indietro. In un documento della Commissione europea – rilanciato qualche settimana fa da una radio francese – il responsabile della Dg Agri, l’austriaco Wolfgang Burtscher, sostiene che “una prossima proposta sull’introduzione di un logo nutrizionale armonizzato e obbligatorio per tutti i paesi Ue non copierà nessun sistema esistente”. Dunque niente Nutri-score per l’intero mercato comunitario, con la soddisfazione dell’Italia che pure aveva proposto l’alternativa “a batteria” a rigor di logica anch’essa fuori dai giochi.
Come riportato da Food Navigator, ci sono però grandi aziende che non si danno per vinte e rimangono fedeli al Nutri-score. Si tratta, per fare due esempi di marchi di primo piano, di Nestlé e Lidl che sembrano decisi a non abbandonare il semaforo transalpino. Nestlé, pioniera nell’adozione del sistema già nel 2019, ha dichiarato attraverso un portavoce: “A giugno 2024, abbiamo annunciato la nostra decisione di sostenere il nuovo algoritmo Nutri-score per aiutare i consumatori a fare scelte più salutari.” L’azienda ha inoltre rinnovato l’appello per una soluzione armonizzata a livello europeo, che garantisca trasparenza per i consumatori e parità di condizioni per gli operatori del settore.
Anche Lidl si è schierata a favore del Nutri-score, confermando la volontà di estenderne progressivamente l’utilizzo su un numero crescente di prodotti. Tuttavia, né Nestlé né Lidl hanno chiarito se continueranno a utilizzare l’etichettatura nel caso in cui la Commissione decida definitivamente di non renderla obbligatoria.
Accanto a questi sostenitori, restano invece in silenzio o defilati altri attori del settore. Sempre secondo Food Navigator, né Aldi né PepsiCo hanno voluto commentare la situazione, segno di un fronte industriale tutt’altro che compatto.
Attualmente, il Nutri-score è diffuso in numerosi paesi europei — tra cui Francia, Germania, Belgio, Spagna, Portogallo, Svizzera e Lussemburgo — ma la sua applicazione resta su base volontaria. L’Italia continua a essere uno dei principali oppositori del sistema, che ritiene penalizzante nei confronti della dieta mediterranea. Roma promuove invece un proprio schema alternativo, la NutrInform Battery, ritenuto più adatto a rappresentare l’equilibrio complessivo di una dieta.
Oltre alle tensioni politiche, il Nutri-score è finito nel mirino anche di parte del mondo accademico, che ne contesta l’impostazione scientifica. Il meccanismo di punteggio, basato su densità calorica e contenuti specifici (grassi, zuccheri, sale, ecc.), può infatti generare risultati paradossali: ad esempio, una bibita zuccherata potrebbe ottenere una valutazione migliore rispetto a un alimento tradizionalmente salutare come l’olio d’oliva.