Aspartame, la piroetta dell’Oms: “Potenzialmente cancerogeno ma nessuna restrizione”

ASPARTAME OMS

Prima l’Oms inserisce l’aspartame tra le sostanze “potenzialmente cancerogene” per l’uomo poi il passo indietro: “Non stiamo consigliando alle aziende di ritirare i prodotti, ma solo moderazione nel consumo”

Non scatterà nessun divieto di utilizzare l’aspartame nelle bevande o nei dolciumi tanto meno una modifica alla dose massima giornaliera consigliata per l’assunzione del discusso dolcificante. A pochi giorni dalla classificazione dell’aspartame nella Gruppo 2B cioè tra le sostanze “potenzialmente cancerogene” per l’uomo da parte dalla Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dell’Oms, è la stessa Organizzazione mondiale della sanità a fare marcia indietro. “Non stiamo consigliando alle aziende di ritirare i prodotti, ma solo moderazione nel consumo”, ha dichiarato Francesco Branca, direttore della nutrizione e della sicurezza alimentare dell’Oms.

A metà giugno sulla base di test che riguardavano specificamente il carcinoma epatocellulare, un tipo di cancro al fegato, l’aspartame è stata inserita dalla Iarc nel Gruppo 2B. Sono anni che, anche in virtù degli studi condotti dal Ramazzini di Bologna, il dolcificante – usato nella Coca-Cola Zero così come nelle caramelle Frisk e in tanti altri alimenti e bevande “sugar free” – è sospettato di essere dannoso per la salute dei consumatori.

Tuttavia l’Oms ha innestato la retromarcia. “Abbiamo, in un certo senso, lanciato un segnale, indicando che dobbiamo chiarire molto meglio la situazione“, ma non è nemmeno «qualcosa che possiamo liquidare”, ha aggiunto Branca. E questo in base ai risultati di una seconda revisione di studi condotta dal 27 giugno al 6 luglio a Ginevra dal Jecfa, il comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari formato dall’Oms e da un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, che ha concluso che non vi è alcun motivo per modificare la dose giornaliera accettabile stabilita nel 1981, da zero a 40 milligrammi di aspartame per chilogrammo di peso corporeo.

Una scelta che non convince affatto i consumatori.

 

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