Conoscete l’artemisia, la pianta “magica” per gli antichi?

ARTEMISIA

Le proprietà e i benefici dell’artemisia, un particolare tipo di arbusto, sono numerosi: ecco tutto quello che c’è da sapere su questa pianta conosciuta già dagli antichi per i suoi “poteri magici” e sull’assenzio, il distillato alcolico derivato da questa pianta

 

Esiste un particolare tipo di arbusto, chiamato artemisia, che cresce soprattutto in alcune regioni dell’Estremo e del Medio Oriente e in Nord Africa e che è noto per le sue importanti proprietà medicinali.

Il nome artemisia potrebbe avere varie origini. Da un lato c’è la teoria secondo cui si chiamerebbe così in nome di Artemide, la dea della foresta, della caccia e degli animali. La mitologia greca inquadrava Artemide come la figlia di Zeus e di Latona, e sorella gemella di Apollo: gli antichi rappresentavano la divinità con in mano arco e frecce e con uno stuolo di fedeli ninfee al suo fianco. Un’altra teoria piuttosto accreditata è che il termine derivi dalla parola greca artemes, traducibile come “sano” o “in buona salute”.

C’è inoltre chi ha fatto riferimento ad Artemisia di Carla, affascinante regina dell’antica Grecia a cui la tradizione lega dei presunti poteri magici.

In ogni caso, non è per nulla casuale se intorno a questa erba si sia venuto a creare nel corso dei secoli un affascinante alone di mistero: al di là dei miti e delle leggende, l’artemisia racchiude in sé anche specifiche caratteristiche riconosciute dalla moderna comunità scientifica che vale la pena di approfondire. Ecco dunque in breve tutto quello che può essere utile sapere in merito.

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Che cos’è l’artemisia e come si riconosce

La pianta è sempre di colore verde acceso, con sfumature vagamente argentate (nella parte inferiore le foglie sono lievemente biancastre). Il rizoma (una particolare evoluzione del fusto) della pianta è carnoso e a partire da esso si formano radici che vanno a creare fusti ramificati e semi legnosi nella parte superiore.

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L’artemisia (alcuni la chiamano persino “erba del brigante”) si sviluppa di norma arrivando a un’altezza compresa fra i 50 e i 150 centimetri, raggiungendo più raramente negli esemplari più grandi anche i 200 centimetri. Le sue foglie sono caratterizzate da un forte odore, molto caratteristico, e vantano un sapore piuttosto pungente e particolare, dai tratti amari. I fiori sono solitamente gialli o di colore bianco con cinque petali, e spuntano fra agosto e settembre.

L’artemisia (che appartiene alla famiglia delle Asteraceae o Compositae) produce anche frutti, chiamati acheni, senza peli, dalla forma schiacciata e carichi di tanti piccoli semi.

Come si coltiva

Non è raro vedere questo tipo di pianta crescere in zone ben soleggiate e a determinate altitudini, tuttavia nulla ci vieta di approfittare del nostro pollice verde e di coltivarla anche in casa nostra, tenendo bene a mente una serie di accortezze per non rischiare di farla morire.

L’artemisia potrà crescere bene sia se abbiamo un giardino rigoglioso sia se dovremmo accontentarci di un semplice vaso sul balcone di casa. Cruciale in questo caso è il tipo di terreno, che dovrà necessariamente essere asciutto, ricco e ben drenato: a pianta non cresce bene dove è presente del ristagno di acqua, motivo per cui non è assolutamente adatta a terreni argillosi. Ad ogni modo, è necessario posizionarla in un luogo ben soleggiato e innaffiarla almeno una volta al giorno nei periodi più caldi dell’anno, mentre per la stagione fredda e quella più piovosa per farla sopravvivere basterà l’acqua piovana.

La semina deve avvenire in due fasi distinte: prima bisognerà effettuarla nei semenzai, mentre successivamente, quando le piantine avranno raggiunto i 10 centimetri di altezza, sarà possibile trasferirla nel terreno aperto a patto che, come detto in precedenza, sia secco a sufficienza. Dopo averle prelevate bisognerà raccogliere le piantine in mazzetti, da lasciare essiccare capovolti, in un luogo lontano dal sole e piuttosto asciutto (la dispensa di casa può essere un’idea).

Le varietà

Così come molte altre piante, anche dell’artemisia non esiste soltanto un tipo, anche se una variante non deve essere confusa con l’altra, trattandosi di erbe che pur avendo lo stesso nome scientifico presentano caratteristiche molto diverse fra loro.

È infatti possibile reperire l’artemisia comune (artemisia vulgaris), l’artemisia maggiore (Artemisia absinthium) ma anche il cosiddetto dragoncello (Artemisia draculunus), l’Artemisia scoparia, l’Artemisia arborescens e il Qinghao (Artemisia annua). Quest’ultima variante, tra l’altro, è utilizzata nella medicina cinese per la produzione dell’artemisina, un particolare tipo di farmaco per curare la malaria.

Quali sono le proprietà

Abbiamo già anticipato che nel passato le popolazioni dell’Antica Grecia consideravano l’artemisia come una vera e propria erba magica, capace di sortire risultati straordinari e per alcuni versi soprannaturali.

I greci, per esempio, solevano bruciare quest’erba per propiziarsi il favore degli dei e per chiedere loro fortuna, prosperità e buona salute. I romani, che com’è noto fecero loro molte delle tradizioni elleniche, utilizzavano l’artemisia intrecciandola in particolari corone che indossavano in occasione di cerimonie religiose e mistiche, per scacciare la cattiva sorte. Emergono inoltre molti racconti e riferimenti all’artemisia utilizzata da alcuni sciamani dell’Asia come erba da fumare, i cui effetti avrebbero assicurato a chi ne avesse inalato i fumi illuminazioni mistiche sul senso della vita.

Già gli antichi, però, sapevano che l’artemisia poteva rivelarsi molto utile anche per favorire una buona digestione e come antispasmodico per i fastidiosi dolori mestruali. La medicina naturale, inoltre, ne fa ampio uso per curare i disturbi del sonno e per aiutarci a liberarci dallo stress di tutti i giorni.

In ambito omeopatico, infine, le proprietà riconosciute sono legate anche alla cura di condizioni come la dermatosi (diversa dalla dermatite, che è una vera e propria infiammazione della pelle) e come il ciclo irregolare.

L’erba può anche essere utilizzata come tonico per il nostro sistema nervoso e, in forma preventiva, per evitare il sovraccarico del fegato quando seguiamo una dieta irregolare.

I costituenti chimici e l’uso in erboristeria

L’erba contiene fra le altre cose oli essenziali ricchi di terpenti e tujoni (da cui emergono i principali benefici) lattoni sesquiterpenici, flavonoidi, sostanze amare (utili per stimolare le secrezioni gastriche) e idrossicumarine.

In erboristeria i prodotti a base di artemisia sono essenzialmente integratori alimentari di varia natura e preparazioni omeopatiche da assumere per via orale. L’artemisia è inoltre sovente disponibile in granuli e può essere assunta in dosi che possono variare in funzione della diluizione omeopatica consigliata.

I benefici dell’artemisia: una questione aperta

Come spesso accade con determinati tipi di erbe medicinali e di rimedi omeopatici, c’è un dibattito in corso rispetto a proprietà reali o presunte.

Che al suo interno siano presenti dei componenti effettivamente utili per il nostro benessere è indubbio, tuttavia su alcuni dei benefici che la sua assunzione può regalare ci sono ancora dei dubbi da parte di molti. Si è parlato, ad esempio, della cura di un’infinità di condizioni come il morbillo, il battito cardiaco irregolare, la debolezza muscolare, la parassitosi (pensiamo al verme solitario) e persino del diabete di tipo 2 (l’estratto acquoso di artemisia, pare, aiuterebbe a ridurre i livelli di zucchero nel sangue).

Tuttavia non ci sono prove sufficienti per dimostrare alcune delle proprietà sopra citate; inoltre non risulta che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) abbia mai dato tali indicazioni d’uso dell’artemisia.

Ci sono controindicazioni?

Così come qualunque altro tipo di rimedio per la propria salute, l’utilizzo medico dell’artemisia dovrebbe essere effettuato sotto consiglio di uno specialista. In particolare, considerate la sua potenziale capacità di abbassare i livelli di zucchero nel sangue, l’artemisia potrebbe amplificare in modo considerevole l’effetto dei farmaci che si usano per diminuire la glicemia.

L’assunzione dell’erba è inoltre sconsigliata alle donne in gravidanza e in allattamento e a tutti gli individui che si stanno per sottoporre ad interventi chirurgici (in questo caso meglio interrompere l’assunzione circa due settimane prima).

L’abuso di artemisia, infine, può causare effetti molto sgradevoli come dissenteria, reazioni allergiche, vomito e nausea. Basta fare un po’ di attenzione e utilizzare il buon senso.

I preparati consigliati

Se non si riuscisse a reperire l’artemisia nei campi o se non si fosse in grado di coltivarla nel proprio giardino nessun problema: esistono oggi in commercio molti prodotti a base di questa pianta, facilmente reperibili in tutte le farmacie ed erboristerie.

Prepararla è davvero molto semplice: per un infuso o una tisana a base di artemisia basterà un cucchiaio della punta dei fiori della pianta, da lasciare in infusione per circa 10 minuti all’interno di una pentola o di una tazza colma di acqua bollente per poi filtrare il composto con un colino. A seconda delle specifiche patologie o condizioni che si vogliono andare a curare la dose consigliata è di circa due tazze al giorno.

La storia dell’assenzio, il distillato a base di artemisia

Se siete appassionati di letteratura avrete di certo sentito parlare almeno una volta dell’assenzio, un alcolico molto forte dal tipico colore verde scuro che si distilla proprio a partire dall’artemisia.

Dietro questa bevanda ci sono le storie di decine di poeti maledetti, che nel periodo d’oro del Decadentismo e dell’epoca del movimento bohémien hanno vissuto a Parigi creando, anche grazie all’aiuto dell’assenzio, alcune delle loro opere più celebri. Indimenticabile, da questo punto di vista, la produzione letteraria di Baudelaire, che nel capolavoro dei Fiori del male sembrava citare la bevanda distillata nel componimento Le poison. L’assenzio, inoltre, è il titolo di un famosissimo quadro del pittore francese Edgar Degas, vissuto nella stessa epoca dei Baudelaire, che metteva al centro una malinconica prostituta seduta in un bar di Place Pigalle con un bicchiere d’assenzio davanti a sé. Ma gli esempi nel mondo della letteratura e dell’arte davvero non si contano: a parlare di assenzio in passato (o a farne ampio uso) sono stati tra gli altri Toulouse Lautrec, Vincent Van Gogh, Pablo Picasso, Oscar Wilde e tanti altri ancora.

Il distillato fu inventato in Francia da un medico francese, Pierre Ordinaire. Ai quei tempi, lo scienziato intuì le proprietà benefiche di quella particolare varietà di artemisia e decise di sfruttarle creando per la prima volta un preparato ideale a curare “ogni sorta di malattia”.

Proprio alla luce della sua storia, l’assenzio è stato a lungo percepito come liquore “maledetto”, ma in realtà negli ultimi anni la sua reputazione è di gran lunga migliorata e il prodotto è persino riuscito ad ottenere il marchio IGP,  perdendo così quell’aura negativa legata all’universo degli stupefacenti.

Come si prepara e si degusta l’assenzio

Il liquore (che è anche alla base del vermouth) è caratterizzato da una forte gradazione alcolica (superiore al 45%) e può essere bevuto liscio o, ancora meglio, diluito con una preparazione particolare e a modo suo scenografica davvero molto suggestiva. In alcuni bar, anche in Italia, viene prima versato in un bicchiere apposito (circa 3 cl): dopodiché, un cameriere esperto posiziona al di sopra del bicchiere uno speciale cucchiaino forato, al di sopra del quale viene posizionato un cubetto di zucchero. La quantità di zucchero consigliata di norma (per non rischiare di modificare troppo il gusto della bevanda) è di mezza zolletta.

In certi casi (anche se si tratta di una preparazione molto controversa) allo zucchero imbevuto di assenzio viene anche dato fuoco per qualche secondo: la fiamma viene spenta con dell’acqua versata all’interno del bicchiere, dove verrà poi miscelata la bevanda tramite un lungo apposito cucchiaio. Le fiamme servono a dare al bicchiere e alla preparazione quel fascino proibito e oscuro che per tanti anni ha circondato l’assenzio, ma secondo alcuni si tratterebbe di un vero e proprio scempio perché potrebbe compromettere seriamente le caratteristiche organolettiche del prodotto finale.

Proprio come qualunque altra bevanda alcolica, l’assenzio andrebbe consumato con moderazione. Al suo interno, infatti, troviamo tujone, una neurotossina che se consumata in dosi elevate può causare attacchi epilettici o convulsioni, ma anche allucinazioni e visioni. Non è un caso se ai tempi della Parigi di fine ‘800 alcuni artisti e poeti che lo degustavano riuscissero a vedere una fatina verde apparire di fronte ai loro occhi: meglio non esagerare!