Greenpeace: “Ammoniaca, Aia e Negroni tra gli allevamenti più inquinanti”

ALLEVAMENTI INTENSIVI AMMONIACA

In un report l’associazione denuncia: “I più grandi allevamenti intensivi, localizzati in Lombardia e nella Pianura Padana, sono i principali emettitori di ammoniaca, un inquinante pericoloso per l’uomo e l’ambiente, e vengono premiati ogni anno con 32 milioni di fondi europei”

Gli allevamenti intensivi più grandi, di suini e pollame, emettono ogni anno 20.757 tonnellate di ammoniaca, un gas nocivo per la salute umana e per l’ambiente. Le emissioni di questo inquinante, un precursore delle polveri sottili e in passato sospettato anche di essere un catalizzatore dei droplet del Covid, sono legate alle deizioni e ai liquami prodotte principalmente dalla zootecnia.  Oltre ad essere grandi inquinatori, i principali allevamenti italiani, localizzati principalmente in Lombardia e più in generale nella Pianura Padana, hanno ricevuto oltre 32 milioni di finanziamenti pubblici della Pac, la Politica agricola comunitaria.

Il quadro emerge dal dossier di Greenpeace “Allevamenti intensivi: emettono ammoniaca e ricevono fondi pubblici”: l’associazione ha analizzato i dati 2020 del Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR) forniti da Ispra dove le aziende che allevano oltre quarantamila polli, duemila maiali o 750 scrofe e dichiarano emissioni per più di 10 tonnellate di ammoniaca (NH3) l’anno sono obbligate a comunicare i dati. Spiega Simona Savini della campagna Agricoltura di Greenpeace e curatrice del report: “In totale abbiamo analizzato i dati di 894 allevamenti italiani che nel 2020 hanno comunicato le loro emissioni di ammoniaca al Registro europeo, corrispondenti a 722 aziende, alcune delle quali fanno capo a gruppi finanziari come il colosso assicurativo Generali, a nomi noti del food come Veronesi SpA, holding che comprende i marchi Aia e Negroni, o a grandi aziende della zootecnia come il gruppo Cascone“. Gli stabilimenti mappati, pur essendo i più grandi, emettono appena l’8% dell’ammoniaca totale immessa ogni anno nell’atmosfera italiana. Inoltre l’obbligo di comunicare i dati al Registro europeo non riguarda gli allevamenti bovini.

“L’8% – spiega la Savini – è solo la punta dell’iceberg: il dato complessivo dell’inquinamento da ammoniaca prodotto dalla zootecnia italiana, ricavato da diverse fonti, è di ben 275mila tonnellate all’anno“.

Inquinare? Paga

Incrociando poi i dati del Registro europeo con gli elenchi dei beneficiari dei fondi della Pac, Greenpeace ha scoperto che “quasi 9 aziende su 10, tra quelle che possiedono allevamenti segnalati nel Registro hanno ricevuto finanziamenti pubblici: un totale di 32 milioni di euro nel 2020, per una media di 50.000 euro ad azienda”.

Le aziende più inquinanti

Greenpeace infine, ha effettuato visure sulle prime 10 aziende in classifica come “maggiori emettitori di ammoniaca” e “maggiori beneficiari di fondi Pac” tra quelle presenti nel database acquisito da Ispra per l’anno 2020.

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In questo modo, scrive l’associazione nel report, “è stato possibile individuare alcuni grandi “nomi” che non sempre, nell’opinione pubblica, sono collegati ad attività zootecniche inquinanti come quelle in oggetto.
Tra questi, il colosso assicurativo Generali che, attraverso l’Azienda Agricola Terranova, gestita dalla controllata Genagricola, è l’azienda che ha ricevuto più fondi Pac nel 2020: quasi 2 milioni e mezzo di euro (€2.481.137) e dichiarato oltre 35 (35,28) tonnellate di ammoniaca emessa. Compaiono anche grandi holding, come il Gruppo Veronesi che comprende i marchi Aia e Negroni, che con la sua controllata, la Società Agricola La Pellegrina SPA, si colloca al quarto posto nell’elenco degli allevamenti maggiori emettitori, con oltre 290 tonnellate di ammoniaca dichiarate a fronte di oltre 480.000 euro di fondi ricevuti.
Non mancano ovviamente i grandi gruppi del mondo zootecnico come la Società Bompieri Allevamenti che gestisce 22 allevamenti e nel 2020 ha dichiarato emissioni per 14 di questi, con quasi 445 tonnellate di ammoniaca, o il gruppo Cascone che, attraverso le diverse società presenti in elenco, nel 2020, è il secondo gruppo per fondi Pac ricevuti con più di 1 milione e duecentomila euro (€1.232.275), dichiarando quasi 148 (147,768) tonnellate di
ammoniaca emessa. I pochi nomi qui citati esclusivamente a titolo di esempio – concludono da Greenpeace – rappresentano un piccolo spaccato del profilo societario delle aziende oggetto della presente inchiesta”.

“Più che sovranità, serve efficienza alimentare”

Cosa servirebbe per invertire la rotta? “Innanzitutto – spiega al Salvagente la Savini – riconoscere che questo sistema inquina e va cambiato: bisogna allevare meno e meglio – soprattutto in termini di benessere animale – mentre i cittadini possono fare la loro parte riducendo il consumo di carne. Più che di sovranità alimentare, dovremmo parlare di efficienza agricola e alimentare: non possiamo continuare a coltivare ed allevare a questi ritmi né pensare di estendere questo sistema perché le risorse, idriche in primis, sono del tutto insufficienti e lo saranno sempre di più”.