L’appello di Essere Animali: “Salviamo i visoni rinchiusi da anni nelle gabbie degli allevamenti”

visoni COVID

L’Italia ha vietato gli allevamenti per pellicce, ma nel nostro Paese oltre 5mila visoni sono ancora rinchiusi in gabbia in 5 allevamenti, come documentato da immagini diffuse da Essere Animali. Manca un decreto interministeriale atteso da mesi. Il video

L’organizzazione Essere Animali rivolge un appello al Ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli affinché emani urgentemente il Decreto previsto dalla legge bilancio 2022 con la quale l’Italia ha introdotto il divieto di produzione di pellicce.

Il divieto italiano

“Nel nostro Paese – scrive l’organizzazione – dal 1°gennaio 2022, l’allevamento e l’uccisione di animali di qualsiasi specie per la finalità di ricavarne pelliccia sono vietati, ma migliaia di visoni sono ancora presenti all’interno degli allevamenti, che possono continuare a detenere gli animali già presenti nelle strutture per il periodo necessario alla dismissione delle stesse, e comunque non oltre il 30 giugno 2022″. Il visone era l’unica specie allevata in Italia per questo scopo. Con la campagna Visoni Liberi, Essere Animali si è battuta per anni con lo scopo di ottenere un divieto di questi allevamenti. Secondo l’organizzazione, che rilascia oggi alcune immagini filmate il 14 aprile scorso all’interno dei due allevamenti di visoni situati in Lombardia, oltre 5.000 visoni sono ancora rinchiusi in 5 allevamenti a:

Gli allevamenti che hanno ancora i visoni in gabbia

  •   Calvagese (BS): 1944 visoni (in data 15/04/2022);
  •   Galeata (FC): 1.827 visoni (in data 31/12/2021);
  •   Capergnanica (CR): 1221 visoni (in data 21/02/2022);
  •   San Marco (RA): 708 visoni (in data 31/12/2021);
  •   Castel di Sangro (AQ): 32 visoni (in data 15/04/2022)

Le condizioni in cui si trovano

“Si tratta di animali riproduttori, da anni costretti in gabbie di dimensioni molto limitate e prive di arricchimenti ambientali adeguati alla specie – spiega Essere Animali – A causa della suscettibilità dei visoni al coronavirus e al propagarsi delle infezioni negli allevamenti di tutto il mondo, compresa l’Italia, la riproduzione di nuovi cuccioli di visoni è vietata nel nostro paese sin dal novembre 2020, tramite un’ordinanza del ministero della Salute poi prorogata per la prevenzione della diffusione di zoonosi“.

Il decreto che manca

Essendo vietata l’uccisione degli animali per la produzione di pellicce dal primo gennaio di quest’anno, i visoni ancora presenti negli allevamenti potrebbero essere affidati a strutture idonee, come tra l’altro previsto dalla stessa legge bilancio. Un decreto per regolamentare l’eventuale cessione degli animali e la loro detenzione presso strutture autorizzate, accordando preferenza a quelle gestite direttamente o in collaborazione con associazioni animaliste riconosciute, doveva essere emanato dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il ministro della Salute e il ministro della Transizione ecologica, entro il 31 gennaio 2022, ma questo non è ancora stato fatto.

L’appello

Essere Animali lancia dunque l’appello: “Chiediamo ai ministri competenti di emanare il decreto che regolamenta la cessione dei visoni ancora presenti negli allevamenti a rifugi e santuari per animali, e di non derogare il divieto di uccisione già in vigore ‘solo’ per svuotare gli allevamenti. Rinnoviamo la nostra disponibilità, già comunicata ai Ministeri lo scorso gennaio, ad accogliere – anche in collaborazione con altre associazioni – parte dei visoni che verranno ceduti dagli allevamenti, contribuendo al loro mantenimento, nel rispetto delle condizioni che saranno previste dal decreto”. “Possiamo avvalerci della consulenza di un medico veterinario con specifica esperienza in recupero di animali selvatici e di un consulente scientifico in comportamento e benessere animale, anche per l’eventuale recupero fisico e mentale dei visoni, come ad esempio la risoluzione di problemi comportamentali, essendo animali appartenenti a una specie non pienamente addomesticata, con tratti di indole ancora selvatica, da anni rinchiusi in condizioni di deprivazione”, sostiene Simone Montuschi presidente di Essere Animali. 

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