Salmonella, così il focolaio nelle Marche è partito dal formaggio a latte crudo

Secondo uno studio, il formaggio a latte crudo di pecora è alla base di un focolaio di Salmonella in Italia che ha colpito più di 80 persone nel 2020. Nello specifico, ad aprile e maggio 2020 si è verificato un focolaio di Salmonella Enteritidis nelle Marche, nell’Italia centrale, che ha coinvolto 85 persone. Un’indagine epidemiologica ha identificato come la fonte più probabile il pecorino primo sale di pecora crudo e non pastorizzato prodotto da due caseifici locali, poiché tutti i casi affermavano di aver consumato questo prodotto. Tuttavia, la fonte originale della Salmonella è rimasta sconosciuta, secondo lo studio pubblicato sulla rivista Microorganisms.

Due caseifici

Il primo caseificio coinvolto faceva parte di una struttura di produzione zootecnica comprendente anche un allevamento di pecore e la fornitura di latte al secondo caseificio. Il primo vendeva il proprio formaggio direttamente al consumatore, mentre il secondo distribuiva i propri prodotti alla filiera del mercato locale. L’analisi dei campioni ha rilevato Salmonella Enteritidis in feci animali, campioni ambientali, cisterne di latte crudo e latte prelevato da animali.

Un problema italiano

Come scrive Food Safety News, che riporta la notizia, in Italia, Salmonella Enteritidis è costantemente tra i cinque principali sierotipi isolati dall’uomo ed è stata la settima tipologia più comune tra tutti gli isolati animali e alimentari nel 2018, con un aumento rispetto all’anno precedente. “Ci sono informazioni limitate sulla presenza di Salmonella negli ovini e sul ruolo del latte crudo di pecora come fonte di salmonellosi”, hanno spiegato i ricercatori. Lo studio ha fornito prove di infezione intestinale e della mammella dovuta a Salmonella Enteritidis negli ovini con perdita di latte.

Standard igienici non rispettati

I campioni sono stati raccolti durante le visite di aprile e maggio. Dopo la sanificazione dell’allevamento, a giugno sono stati effettuati ulteriori test e le sessioni di campionamento sono proseguite fino a novembre. Un’ispezione presso l’azienda ha rivelato che gli standard igienici generali non erano soddisfacenti e il latte è stato trattenuto per più di un’ora in secchi di mungitura a una temperatura di 37 gradi C prima di essere trasferito nella vasca di raffreddamento.

Campioni positivi

Tutti i 10 campioni di pecorino primo sale raccolti dalle case dei casi e 18 dei 25 campioni del primo caseificio sono risultati positivi alla Salmonella Enteritidis. Uno dei 48 pool fecali e il latte sfuso, campionati ad aprile, sono risultati positivi. A maggio, tre dei sette campioni fecali prelevati dal pavimento e due dei quattro tamponi da stivale sono risultati positivi. Fino a luglio tutti i campioni di latte sfuso raccolti prima e dopo la sanificazione ambientale erano positivi. Il tipo di Salmonella Enteritidis alla base del focolaio non era stato osservato prima nel database umano italiano, Enter-Net, o in quello alimentare e veterinario, Enter-Vet. Un’analisi del database del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) indica che è stato rilevato solo in un altro caso nel 2018.

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Norme igieniche fondamentali

“Norme igieniche soddisfacenti e l’adozione di misure di prevenzione e di buone tecniche di lavorazione negli allevamenti e nei caseifici sono fondamentali per prevenire la contaminazione del latte di pecora da Salmonella, soprattutto se il latte crudo è destinato al consumo umano o viene utilizzato in ulteriori produzioni che non prevedono una fase di pastorizzazione ”, hanno concluso i ricercatori.