Genoma editing, per Bruxelles i nuovi Ogm servono per l’agricoltura sostenibile del futuro

L’editing genetico piace a Bruxelles. Secondo il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, “Il lavoro preliminare ha già rivelato che le piante ottenute da nuove tecniche genomiche hanno il potenziale per contribuire agli obiettivi di una produzione agroalimentare più resiliente e sostenibile”. Le tecniche di modificazione genetica delle coltivazioni sono contrastate da associazioni ambientaliste, come Greenpeace, che le trovano rischiose per salute e ambiente. Come riporta Euractiv.com, la posizione di Timmermans è stata espressa durante un forum dell’evento Modern Biotechnologies in Agriculture, su come l’UE potrebbe sviluppare un quadro normativo sulle piante ottenute attraverso nuove tecniche genomiche (Ngt) .

“Tecnologia da usare per l’agricoltura sostenibile”

“Il lavoro preliminare ha già rivelato che le piante ottenute da nuove tecniche genomiche hanno il potenziale per contribuire agli obiettivi di una produzione agroalimentare più resiliente e sostenibile”, ha affermato Timmermans, indicando esempi come una maggiore resistenza delle piante a parassiti, malattie e condizioni ambientali o gli effetti dei cambiamenti climatici come la siccità. Secondo il vicepresidente della Commissione, questa tecnologia dovrebbe essere usata in parallelo con tutti gli altri sforzi per migliorare le pratiche di sostenibilità dell’agricoltura. Secondo Federica Ferrario, responsabile Campagna Ogm di Greenpeace Italia: “E’ la stessa narrativa con la quale da sempre sono stati propagandati gli OGM, come la panacea di tutti i mali. A distanza di anni vediamo però che la maggior parte di queste modifiche genetiche è stata eseguita per rendere le piante resistenti a una sostanza chimica, a erbicidi. I cosiddetti nuovi OGM non sembrano discostarsi da questa logica.

“In linea con la strategia Farm to Fork”

Facendo riferimento alle ambizioni di sostenibilità delineate nella politica alimentare e agricola di punta dell’Ue, la strategia Farm to Fork, Timmermans ha affermato che il lavoro sui NGT “farà chiaramente parte di tali azioni”, definendo l’evento una “pietra miliare” nel dialogo sulla tecnologia, e aggiungendo che l’UE dovrebbe “esplorare adeguatamente il loro potenziale nello sviluppo di prodotti sostenibili”. Per Timmerman il genoma editing è “molto promettente”, e dovrebbe essere fatto in un modo che non si riduca la sicurezza. “Questo è un punto – controbatte Federica Ferrario – Se veramente non si vuole tagliare le gambe alla sicurezza, è anacronistico pensare di deregolamentare gli Ogm che si ottengono con queste tecniche, di conseguenza vanno regolamentati mantenendo l’attuale direttiva eu sugli Ogm”.

Una tecnologia non può battere il cambiamento climatico

Ma anche il commissario per la salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides, scrive Euractiv, ha sottolineato che le Ngt fanno parte dell’innovazione che può aiutare “a portare avanti i nostri obiettivi nell’ambito del Green Deal europeo e della strategia Farm to Fork”. Kyriakides ha anche osservato che è “nostra responsabilità creare le condizioni per lo sviluppo di prodotti che possano portare tali benefici sostenibili per la nostra Unione e oltre”. Ma secondo la responsabile Campagna Ogm di Greenpeace, “È importante poi tenere bene a mente, che non sarà una singola soluzione “tecnologica” a risolvere gli attuali problemi dell’agricoltura, e il necessario adattamento ai cambiamenti climatici. Vanno profondamente modificate sia le attuali pratiche di produzione intensiva verso pratiche agroecologiche che promuovano maggior biodiversità invece che limitarla ulteriormente con varietà OGM brevettate; sia i nostri consumi, ricordiamo ad esempio che il 70% della superficie agricola dell’Unione Europea (coltivazioni, seminativi, prati per foraggio e pascoli) è destinata a produrre mangime e foraggio per gli animali – in gran parte rinchiusi in allevamenti intensivi – invece che cibo per le persone”.

La sentenza della Corte di giustizia

Nel 2018, la Corte di giustizia europea ha stabilito che gli organismi ottenuti mediante tecniche di selezione delle piante di mutagenesi sono Ogm e dovrebbero, in linea di principio, rientrare nella direttiva sugli Ogm. La Commissione Ue ha dunque richiesto uno studio per offrire “chiarezza giuridica” sullo stato delle nuove tecniche di editing genetico. Lo studio ha indicato che dovrebbero essere presi in considerazione nuovi strumenti politici per raccogliere i benefici di questa tecnologia. Mute Schimpf, attivista per l’alimentazione e l’agricoltura di Friends of the Earth Europe, ha affermato che i piani della Commissione “sembrano una lista dei desideri dell’industria biotecnologica”, aggiungendo: “I decisori non devono cascarci e devono porre fine a questi tentativi di consentire nuovi Ogm nei nostri campi e nei nostri piatti senza controlli di sicurezza ed etichettatura”.

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Cosa dice la scienza

La tecnologia di modificazione genetica più quotata, Crispr, si basa infatti su principi diversi rispetto a quella per produrre i vecchi Organismi geneticamente modificati, tanto che i sostenitori vorrebbero per essa una legislazione più morbida da parte dell’Unione europea, mentre ambientalisti e larghe fette del mondo agricolo la ritengono un pericolo per la sovranità alimentare. A differenza dei normali Ogm, in cui il Dna viene ricombinato inserendo materiale genico tramite tentativi, l’editing genomico provvede a indirizzare le modifiche genetiche in modo controllato in punti precisi del genoma, e in più posizioni contemporaneamente. I primi esperimenti con l’editing genomico risalgono al 1996. Dunque, il lasso di tempo è abbastanza ampio perché la scienza possa provare a tirare le somme su possibili problemi legati a questa tecnologia. Lo ha fatto per esempio uno studio dell’Istituto federale tedesco di Biosicurezza delle biotecnologie vegetali, pubblicato nel 2019, che ha passato in rassegna 1.328 studi o applicazioni dell’editing genomico negli oltre vent’anni di esperimenti. La maggior parte degli studi è stata condotta in Cina seguita dagli Stati Uniti.

L’editing del genoma era già applicato in 68 piante diverse. Sebbene la maggior parte degli studi fosse ricerca di base, sono state identificate 99 diverse applicazioni orientate al mercato in 28 colture diverse che hanno portato a piante con caratteristiche di maggiore crescita o resa, tolleranza agli erbicidi o vantaggi industriali. Solo 252 studi hanno esplorato gli effetti fuori bersaglio. Con questo termine (off-target in inglese), vengono indicate gli effetti provocati in pezzi di Dna non al centro dell’azione di editing. In circa il 3% dei casi, effettivamente, sono state rilevate mutazioni indesiderate. Solo pochi studi hanno condotto analisi fuori bersaglio utilizzando metodi di rilevamento imparziali. Oltre a quanto rilevato, diversi studi mostrano casi di effetti indesiderati anche nel pezzo di Dna volutamente modificato. Insomma, quanto basta per condividere la posizione cauta dell’Europa, che al momento fa prevalere il principio di precauzione sull’utilizzo di queste nuove tecnologie di editing su piante e animali.