630mila firme depositate, sulla cannabis decideremo noi. Saviano: “La politica si nasconde dietro il tema divisivo”

CANNABIS
Sono state depositate oggi, presso la Corte di Cassazione, le oltre 630.000 firme degli italiani e delle italiane che propongono una modifica dell’attuale legge riguardante la cannabis. Il quesito referendario, infatti, propone di intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative.
La raccolta firme, lanciata lo scorso 11 settembre, è stata portata avanti quasi interamente online sul sito referendumcannabis.it grazie alla firma digitale, uno strumento che si è posto come una possibilità unica per la pratica della democrazia partecipativa.

COSA PREVEDE IL REFERENDUM

In primo luogo si propone di depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza  e di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla Cannabis, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito di cui all’art. 74, intervenendo sul 73, comma 4.

La modifica eliminando la parola “coltiva” depenalizza la coltivazione di tutte le sostanze stupefacenti. Questo non significa però legalizzare tutte le droghe. Infatti, le fattispecie di produzione, fabbricazione e detenzione illecita rimangono e possono essere applicate anche al coltivatore che produce ai fini di spaccio. In questo modo – spiega il comitato promotore costituito da Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone e dai partiti +Europa, Possibile, Radicali italiani, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Volt e Sinistra Italiana –  togliamo l’ultimo appiglio di Procure e Forze dell’Ordine per perseguire persone che coltivano per uso personale.

UNA LEGALIZZAZIONE CHE VALE SOLO PER LA CANNABIS

Vale la pena  ricordare inoltre che ad eccezione delle infiorescenze di cannabis (e dei funghi), tutte le altre sostanze stupefacenti richiedono necessariamente passaggi successivi affinché la sostanza possa essere consumata, attività queste che continuano ad essere punite all’articolo 73.

Peraltro, nel Testo Unico in materia di stupefacenti resta l’articolo 28 (che il referendum non tocca) che mantiene un divieto di coltivazione, rimandando alla  condotta volta alla fabbricazione non finalizzata all’uso personale.

CONSUMO E GUIDA

Sul piano amministrativo, infine, il quesito propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa, intervenendo sull’art. 75, comma 1, lettera a). Questo però non significa che non sia punibile chi si mette alla guida sotto l’effetto di sostanze psicotrope. La guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti è disciplinata all’articolo 187 del Codice della Strada ed è punita con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da 6 mesi ad un anno, e la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni che consegue all’accertamento del reato. Tale disposizione non è in alcun modo toccata dal referendum e continua a restare in vigore.

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SAVIANO: LA POLITICA SI NASCONDE DIETRO AL “TEMA DIVISIVO”

Il Salvagente, nel numero in edicola da domani (ma già oggi nella nostra edicola digitale) pubblica un lungo servizio su questo tema, dal titolo Cannabis, l’ora legale che ospita le opinioni di Riccardo Magi, presidente di +Europa, che chiede che si prenda atto che le politiche attuate fino a oggi sono fallite. E, dati alla mano, smentisce chi pensa che la marijuana legale produca un aumento dei consumi.

Abbiamo poi incontrato Luca Marola, fondatore di Easyjoint, che ci ha spiegato come il proibizionismo si nutra delle paure ma che in Italia esiste una maggioranza di persone che hanno preso coscienza di come serva una via diversa per combattere le droghe.

E abbiamo raccolto l’analisi di chi lavora con le tossicodipendenze, come Edoardo Polidori, responsabile del Sert della Romagna, che ci ha spiegato come: “Con il mercato illegale consegniamo i nostri figli a chi spaccia cannabis ma può proporgli sostanze molto più pericolose”

Infine ospitiamo un intervento di Roberto Saviano. Lo scrittore, che già nel 2015 volle mandare attraverso il Salvagente un messaggio al governo Renzi – “non eletto” – per legalizzare la marijuana come forma di contrasto alle organizzazioni mafiose, sferza di nuovo la politica. “Hanno imparato questo mantra: è un argomento divisivo. La politica bolla tutto ciò che non è spiegabile con uno slogan come divisivo e si arroga il diritto di disinteressarsene. Accade con le droghe, con il carcere, con lo ius soli, con l’eutanasia. E c’è anche addirittura chi sostiene che si debba pensare prima al lavoro e poi ai diritti e che questi argomenti sono lontani dai bisogni delle persone”.