Otto bambini fanno causa a Nestlé, Mars & Co: “Noi schiavi nelle piantagioni di cacao”

CACAO LAVORO BAMBINI

Otto bambini del Mali accusano le multinazionali del cioccolato Nestlé, Cargill, Barry Callebaut, Mars, Olam, Hershey e Mondelēz di essere a conoscenza che loro, e tanti altri, erano impiegati come “schiavi” nelle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio.

Supportati dall’Ira, l’International rights advocates, di Washington gli 8 bambini ora adulti sostengono in una class action di essere stati “reclutati” all’età pre-adolescenziale con la promessa di un lavoro in Costa d’Avorio e un stipendio di 34 sterline al mese. Lavoro che in primis non sarebbe dovuto essere affidato a dei minorenni e che addirittura veniva svolto in condizioni di schiavitù – visto che spesso il “promesso” stipendio non veniva versato – e senza le dovute precauzioni per proteggersi dalle sostanze chimiche, erbicidi soprattutto, impiegati nelle piantagioni.

Lavoro minorile, accordi non rispettati

Ira ricorda che il lavoro minorile è una piaga nella coltivazione del cacao e che le principali aziendi del settore che acquistano materia prima da queste piantagioni hanno firmato nel 2001 firmato il “Protocollo Harkin-Engle” in cui hanno promesso esplicitamente ai consumatori e alle autorità di regolamentazione che avrebbero smesso di usare il lavoro minorile entro il 2005. Invece, si sono concessi numerose estensioni unilaterali di tempo e ora affermano che entro il 2025 si ridurranno di 70% la dipendenza dal lavoro minorile. “Piuttosto che fare progressi – si legge in una nota di IRa – il loro utilizzo del lavoro minorile sta effettivamente peggiorando“.

Alla fine del 2020, uno studio del Norc presso l’Università di Chicago e finanziato dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha concluso che 1,56 milioni di bambini lavoratori erano illegalmente impiegati nelle aree di coltivazione del cacao della Costa d’Avorio e del Ghana nella stagione di crescita 2018/19, un aumento del 14% rispetto a uno studio del 2015 e 1,48 milioni di bambini “lavoratori” impegnati in mansioni pericolose durante questo periodo.

“Li costringeremo a smettere”

Terry Collingsworth, direttore esecutivo di IRAdvocates, che rappresenta gli otto querelanti maliani, ha dichiarato: “Dandosi questa serie di estensioni, queste aziende ammettono che sanno utilizzando schiavi bambini e continueranno a farlo fino a quando non decideranno che è nel loro interesse smetterla. Lo scopo di questa class action è costringerli a fermarsi. Consentire la riduzione in schiavitù dei bambini africani nel 2021 per raccogliere cacao per le grandi multinazionali è oltraggioso e deve finire”.

La causa si basa principalmente sul Trafficking Victims Protection Reauthorization Act (TVPRA). Questa legge statunitense consente alle vittime della tratta e del lavoro forzato di citare in giudizio le aziende che partecipano a una “impresa” e beneficiare della tratta o del lavoro forzato. Le società convenute, ricorda la nota di Ira, “traggono vantaggio continuando a trarre profitto dalla vendita di cacao a buon mercato raccolto da bambini schiavi, compresi gli otto querelanti che hanno presentato questo caso. La TVPRA rende le società solidalmente responsabili della schiavitù dei bambini per conto della ‘impresa'”.