La cefalea cronica è stata riconosciuta come malattia sociale

cefalea

La cefalea cronica è una malattia sociale. Il Senato ha fatto approvato in via definitiva il disegno di legge sulla malattia. La deputata della Lega Arianna Lazzarini, prima firmataria della proposta di legge approvata, commenta: “L’Italia diventa così il primo Paese in Europa ad adottare un provvedimento come questo – continua nella nota – Un primo punto di partenza e di attenzione verso i circa sette milioni di italiani che ne soffrono, con una prevalenza netta di donne e nella fascia 20-50 anni. Un segnale concreto che accende i riflettori su questa malattia, affinché i soggetti che ne soffrono non siano più abbandonati a loro stessi e possano finalmente avere una speranza e una nuova dignità di vita. Questa è una malattia invisibile che oggi esce finalmente dal cono d’ombra in cui è sempre stata. Non parliamo del semplice ‘mal di testa’ passeggero, ma di una malattia cronica e invalidante vera e propria, molto più diffusa di quanto si possa immaginare, che purtroppo ha già portato alcuni pazienti a compiere anche gesti estremi”.

26 milioni di italiani colpiti da mal di testa

Come scriveva Daniela Molina nel numero di aprile 2019 del Salvagente:

In Italia il mal di testa colpisce 26 milioni di persone ed è fra le prime dieci cause al mondo di disabilità, mentre una sua forma, l’emicrania, è la seconda malattia più disabilitante del genere umano. Mai sottovalutare dunque un mal di testa, anche perché potrebbe essere (soprattutto se colpisce a più di 40 anni di età chi non ne ha mai sofferto prima) il segnale d’allarme di una malattia diversa. 

Per capire quando un mal di testa non è pericoloso ci sono dei criteri: “Ci deve essere una presentazione frequente nel corso della storia della persona: se comincia nell’adolescenza o dopo i 18 anni, è unilaterale, è pulsante, è accompagnato da nausea e/o vomito, da fotofobia (fastidio per la luce), da fonofobia (fastidio per i rumori) è un’emicrania, una cefalea primaria” ci spiega il dottor Elio Agostoni, direttore SC Neurologia e Stroke unit dell’ospedale Niguarda di Milano e presidente Anircef (Associazione neurologica italiana per la ricerca delle cefalee). La cefalea si considera primaria se è sintomo e malattia essa stessa, le cefalee secondarie invece dipendono da altri fattori. Cefalee primarie sono l’emicrania, l’emicrania con aura (quella preceduta da una serie di sintomi neurologici, detti aura: disturbi del campo visivo, formicolio alla mano o alla gamba che durano al massimo un’ora), la cefalea tensiva e la cefalea a grappolo. Quest’ultima è molto più invalidante ma è anche molto meno frequente.

Cefalee secondarie le più pericolose

Le più pericolose sono le cefalee secondarie “perché lì bisogna andare a cercare o una lesione nel cervello, che può essere una lesione vascolare, un aneurisma per esempio, una malformazione arterovenosa che può sanguinare, oppure un tumore cerebrale” ci spiega Agostoni. Poi ci sono le forme secondarie legate alle malattie infettive, per esempio le meningiti, o alle malattie internistiche, come l’ipertensione arteriosa. Attenzione poi se un mal di testa forte come mai prima ci prende all’improvviso: potrebbe essere un’emorragia cerebrale quindi bisogna correre subito al pronto soccorso. 

Tolti questi casi collegati ad altre malattie, le cefalee primarie, e in particolare l’emicrania, sono le più frequenti e sono patologie di per sé stesse tanto che l’Istituto superiore di sanità, a ottobre 2018, ha pubblicato un libro bianco sul loro impatto in Italia giudicandole una malattia di genere perché colpiscono 1 donna su 3 (molto più degli uomini). Fortunatamente la ricerca ha fatto passi da gigante per quanto riguarda l’emicrania, che è un’alterazione del sistema nervoso centrale dove una sostanza, una proteina detta Cgrp, è la generatrice di tutto il complesso di sintomi che caratterizzano la crisi, vale a dire il dolore da un lato, il vomito, la fotofobia, la fonofobia. Sono stati scoperti degli anticorpi che agiscono neutralizzando l’azione del Cgrp. Questi farmaci però possono essere dati ai pazienti solo se hanno almeno 4 giorni di crisi emicraniche al mese e almeno 2 risposte fallite al trattamento con i farmaci di profilassi usualmente impiegati. 

Purtroppo gli italiani invece di usare farmaci di profilassi (che prevengono il mal di testa) fanno di… testa loro e acquistano regolarmente gli analgesici da banco, senza sapere che il loro abuso può avere effetti collaterali gravi: per esempio ci possono essere problemi gastrici, ulcera (in quanto si tratta solitamente di antinfiammatori), problemi renali, compresa l’insufficienza, e possono essere addirittura causa dell’insorgenza di altre cefalee, visto che esiste una cefalea da abuso di analgesici denominata Moh (Migraine overuse headache). Quando si assumono analgesici, ovvero triptani, ergotaminici, oppioidi, per almeno 15 giorni al mese o associazioni analgesiche per almeno 10 giorni al mese da perlomeno 3 mesi, si parla di cefalea da iperuso di analgesici.