I nemici della sostenibilità: per gli italiani sono plastica e imballaggi

Trentasei milioni di italiani si sentono coinvolti quando si parla di sostenibilità. Circa metà di questi nostri concittadini addirittura appassionati. È il risultato più evidente del 6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, l’indagine annuale sull’atteggiamento degli italiani nei confronti della sostenibilità, effettuata da LifeGate in collaborazione con Eumetra MR.

L’attenzione a questo tema, quasi raddoppiata rispetto al 2015, quando erano “appena” 21 milioni, non è percepita come una moda passeggera ma un tema concreto, di quelli che possono cambiare (in meglio o in peggio) la nostra vita. Di certo il motivo di tanto interesse si lega anche a quel vasto movimento mondiale capitanato da Greta Thunberg e dai ragazzi del Friday for Future che tante volte sono scesi in piazza anche da noi. Anche perché quando si va a vedere chi mostra più passione per questi temi si scopre che sono soprattutto i ragazzi della generazione Z (la generazione che segue ai Millennials, in pratica i nati nella seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000), ma non solo.

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Spicca la maggior attenzione femminile e quella dei più istruiti e di chi ha in casa un animale.

Gli obiettivi sensibili

Tra le azioni più condivise da gran parte degli italiani ci sono le riduzioni dei gas serra (l’Ipcc, ossia il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico ha chiaramente spiegato che se non si arriverà a una drastica riduzione già tra il 2030 e il 2052 le temperature medie globali aumenteranno di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali).

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Cosa fa chi è attento alla sostenibilità

E chi si interessa alla sostenibilità non è un semplice osservatore ma ha deciso di fare scelte concrete e di agire.

Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, il 21% dei nostri connazionali consuma alimenti bio e il 44% si dichiara disposto a spendere qualche euro in più pur di metterli nel carrello o di ordinarli al ristorante. Stesso discorso per frutta, verdura e altre pietanze a km zero: il 29% degli italiani le mangia regolarmente mentre per il 36% è giusto che abbiano un costo maggiore rispetto a quelle industriali, o non biologiche.

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Sempre restando nell’ambito alimentare, l’indagine suggerisce che quasi un terzo degli italiani ha deciso di adottare un’alimentazione “povera di carne”, non solo per intervenire sul benessere animale ma anche sulle emissioni di gas, anche se solo il 3% si può dire vegetariano o vegano.

Vacanze sostenibili

Un altro settore ritenuto importante è quello del turismo sostenibile: chi viaggia in modo responsabile cerca di preservare i territori che visita, migliorare il benessere delle persone che vi abitano e non distruggere. Il viaggiatore responsabile preferisce il treno all’aereo, si adatta alla cultura locale, sceglie un alloggio costruito con criteri ecologici.

Fino a cinque anni fa, solo una sparuta minoranza dei nostri connazionali conosceva questa filosofia. Oggi sono 7,5 milioni quelli che dichiarano di viaggiare con un approccio sostenibile, soprattutto tra i più giovani.

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Cosa vogliono dalle aziende

Ultimo capitolo di una ricerca davvero interessante riguarda le aziende. Gli italiani hanno ben chiaro cosa vorrebbero dai produttori per considerarli davvero attenti alla sostenibilità. Ovviamente deve usare responsabilmente le risorse che consuma, ma a sorpresa (neppure troppa, almeno per i lettori del Salvagente) tra i giovani il secondo punto qualificante è offrire assistenza seria ai clienti.

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C’è poco da stupirsi se si pensa che spesso è proprio questa poca attenzione ai consumatori a comportare il fatto che molti prodotti finiscano tra i rifiuti quando invece avrebbero ancora una vita utile.