Vendevano polizze rc auto false ad ignari consumatori, 44 denunciati e 220 siti internet chiusi

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Oltre 220 i siti internet privi di autorizzazione da parte dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (Ivass) creati ad hoc con l’unico scopo di truffare: un business milionario che ha visto migliaia di cittadini indotti ad acquistare polizze assicurative per la responsabilità civile della propria auto, apparentemente convenienti, ma che in realtà non offrivano alcuna copertura. Oltre al danno derivante dal raggiro, i cittadini rischiavano, in caso di un sinistro o di un controllo di polizia, il sequestro del veicolo, il ritiro della patente o addirittura una denuncia. L’operazione della Guardia di finanza coordinata sin dal 2019 dalla procura di Milano, ha portato alla identificazione e denuncia di 44 persone. “I siti fake sono ormai diventati un’emergenza nazionale, registrando una crescita esponenziale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori che ha commentato la notizia con soddisfazione ma sottolineando che  “serve un intervento del legislatore, sia per inasprire le pene per questi truffatori che per non attenuare le pene per il consumatore che in buona fede sottoscrive polizze false”.

L’indagine ha preso le mosse dagli elenchi di siti internet irregolari che l’Ivass pubblica con una certa regolarità: dopodiché le Fiamme gialle hanno ricostruito tutta la filiera anche attraverso gli accertamenti finanziari sugli strumenti di pagamento (quasi sempre carte postepay) indicati dai criminali nei siti per ricevere il premio delle false polizze assicurative.

Per essere credibili, come ricostruito dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di finanza, i siti promuovevano false Rc Auto con i loghi delle principali compagnie assicurative simulando perfino un impeccabile servizio ‘online’ di assistenza al cliente con un risparmio sostanziale rispetto agli operatori onesti sul mercato. Tra le tecniche usate: i ‘Registrant’ dei portali truffaldini erano quasi sempre cittadini vittime di furto d’identità e spesso tra coloro che avevano acquistato una polizza; le utenze telefoniche utilizzate per le chat ed i relativi account di posta elettronica intestati a prestanomi.