“Sono agenti o sceriffi?”, monta la rabbia contro le multe sotto casa

“Le Forze dell’ordine hanno assunto un atteggiamento irriguardoso, da un punto di vista umano e sociale, nei confronti della popolazione. Da un punto di vista legale non ne parliamo: si sono approfittati delle divise, si sono vestiti da sceriffi”. Le dure parole sono di Federica Rigliani, di Roma,  che lo scorso 17 aprile si è vista comminare una multa di 280 euro per essersi seduta a mandare un sms durante il giro sotto casa con il cane a guinzaglio.

“Ero con il cane, multata per aver mandato un sms”

Federica racconta su facebook: “‘Non può stare seduta. Deve camminare’. Mi alzo, chiedo se posso fare una domanda. Sì, mi dice il poliziotto. – Forse mi è sfuggita quest’informazione, lei capirà, in questo momento difficile magari non ho letto a riguardo. Può indicarmi, per cortesia, la documentazione di riferimento, quella in cui si accerta il divieto di stare seduti? – Mi dia la patente. È disposto nell’ultimo decreto. – No. Nel decreto c’è scritto che devo mantenere il distanziamento sociale anche se esco con il cane – dico io mentre cerco la patente e riprendo con il cellulare il nulla che mi circonda. Sola in un raggio di 12 metri. – Ah! È così! Allora le facciamo anche il verbale, visto che lei da decreto non potrebbe uscire. – Io da decreto posso uscire con il cane – dico. – Deve stare a 200 metri da casa – dice. – Sto a meno di 200 metri da casa”. E così via, botta e risposta fino alla multa.

La scrittrice minacciata per un selfie

Casi come quelli di Federica sono sempre più frequenti, sempre a Roma, una signora di 60 anni è stata multata perché vedendo una fila per il supermercato molto lunga, si era seduta su una panchina isolata in attesa che scorresse. Anche lei multata di 280 euro, 400 se non paga entro 30 giorni. Sempre a Roma, la scrittrice e conduttrice televisiva Michela Murgia racconta di essere stata minacciata di sanzione perché in attesa dal fruttivendolo si è scattata un selfie con delle amiche incontrate in coda, tutte a debita distanza l’una dall’altra. “Un carabiniere che andava verso la macchina di servizio mi passa accanto – scrive Murgia – e senza fermarsi mi ingiunge: “Signora, basta, non mi pare il caso di fare foto”. Ha detto proprio così: non mi pare il caso. “Perché? C’è una legge che vieta le foto al mercato?” Non risponde e va via, ma torna subito con due colleghi, che guardano inquisitori i nostri carrellini pieni. “Se avete finito di fare la spesa tornate a casa”. Stiamo aspettando un’amica con la frutta. “Ah, un’amica.””. Segue minaccia di multa.

L’agente che consiglia di fare ricorso

Giulio, invece, sempre nella Capitale viene fermato mentre fa attività motoria. I carabinieri gli chiedono la residenza e controllano su una mappa sul telefono la distanza dall’abitazione: “1,5 km, è troppo, dobbiamo farle la multa, mi dicono – spiega Giulio – ma quando gli chiedo qual è la distanza massima entro cui posso muovermi, non sanno specificarla. Anzi, un agente mi consiglia di fare ricorso perché in effetti la norma è tutt’altro che chiara”.

Una norma che crea attrito e arbitrarietà

E forse è questa la fonte di tanto nervosismo e sospetto tra forze dell’ordine e cittadini in questa fase: l’assenza di un riferimento chiaro nelle disposizioni del governo, che si è limitato a dire che le attività consentite possono essere svolte solo “in prossimità dell’abitazione”. A parte alcune disposizioni regionali, come quella della Lombardia, che quantificava in 200 metri la distanza e quella della Regione Sicilia, che nel vietare qualsiasi attività motoria (entrambe le disposizioni sono state sospese pochi giorni fa), gli italiani si trovano a uscire di casa sperando di non incontrare un agente di malumore. E in alcuni casi il malumore può diventare ben altro, come un video mostrato da le Iene va vedere: due agenti in Toscana che spingono a terra con violenza un’uomo che grida disperato, solo perché non ha voluto mostrare il documento d’identità”. Si spera che nelle disposizioni in arrivo per la fase 2, annunciate dal premier Conte, si ovvi a questa ambiguità che crea incertezza del diritto, indicando, se mai ci fossero ancora restrizioni del genere, delle distanze certe entro cui muoversi.