Coronavirus, sanificare le strade serve davvero?

Rear view of health personal worker using fogging machine spraying chemical to eliminate mosquitoes and prevent dengue fever at general location in community

Roma, Milano, Napoli, Palermo, molti comuni lombardi: negli scorsi giorni diverse città italiane hanno annunciato la sanificazione straordinaria di strade e cassonetti, come già fatto nelle zone a più alto rischio in Cina. L’obbiettivo è quello di limitare al massimo la contaminazione e quindi il rischio di contagio all’aria aperta. Ma è davvero utile? Alcuni sindaci, soprattutto in Lombardia, hanno mosso dei dubbi e si sono rifiutati di mettere in campo i mezzi per la sanificazione. Tra questi Marco  Fazio, primo cittadino di Germignaga (Varese), che ha mostrato il documento di risposta dell’Agenzia per la tutela della salute Insubria, secondo cui “al momento non sussiste alcuna indicazione igienico-sanitaria a che ciò venga messo in atto”. E Fazio fa riferimento anche a un articolo della rivista scientifica Science, che si pone la stessa questione.

Cosa dicono gli scienziati

Il disinfettante più comunemente usato all’aperto è una soluzione diluita di ipoclorito di sodio o candeggina per uso domestico. “Ma non è chiaro se la candeggina distrugga i coronavirus all’esterno e se li uccide sulle superfici non è chiaro se ucciderebbe i virus nell’aria – spiega Science La candeggina stessa si rompe sotto la luce ultravioletta (UV)“. Juan Leon, uno scienziato che si occupa di salute ambientale dell’Università di Emory afferma che la luce UV sembra distruggere anche i coronavirus. E l’esposizione al coronavirus dalle superfici esterne potrebbe già essere limitata: “Nessuno va in giro a leccare marciapiedi o alberi”, afferma Leon.

I rischi per chi li respira

Detto questo, potrebbero esserci anche degli svantaggi nella diffusa disinfezione troppo zelante con la candeggina, osserva Julia Silva Sobolik, una studentessa laureata nel laboratorio di Leon. “La candeggina è altamente irritante per le mucose”, afferma Sobolik. Le persone esposte a disinfettanti spruzzati, in particolare i lavoratori che li spruzzano, sono a rischio di problemi respiratori, tra gli altri disturbi. Sobolik osserva che uno studio dell’ottobre 2019 su JAMA Network Open ha scoperto che gli infermieri che usavano regolarmente disinfettanti per pulire le superfici erano a maggior rischio di malattia polmonare ostruttiva cronica. In una recente trasmissione televisiva della CCTV statale in Cina, Zhang Liubo, un ricercatore del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha avvertito il pubblico che “Le superfici esterne, come strade, piazze, prati, non devono essere spruzzate ripetutamente con disinfettanti. … Spruzzare disinfettanti su una vasta area e ripetutamente può causare inquinamento ambientale e dovrebbe essere evitato”.

La raccomandazione del Piemonte

In Italia, intanto, l’assessore all’Ambiente della regione Piemonte, Matteo Marnati, e il direttore dell’Arpa regionale, Angelo Robotto, invitano i sindaci dei comuni piemontesi a “non usare ipoclorito di sodio, componente della candeggina, per pulire le strade”. Secondo gli esperti citati da Science, dunque, per ridurre il contagio è molto più utile seguire le istruzioni ormai note: restare in casa, lavarsi spesso le mani, e se si è costretti a uscire, evitare il contatto con altre persone, non toccarsi occhi, bocca e naso per strada, e rilavarsi bene le mani una volta tornati in casa.

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