Cellulari e tumori: quello che la campagna della Salute non dice

“Oltre a non rispettare la sentenza, la campagna informativa dei ministeri è altamente diseducativa”. Così l’associazione A.P.P.L.E., Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog, commenta gli spot che da venerdì scorso vengono trasmessi sui canali Rai per informare i cittadini sull’uso corretto dei cellulari. La campagna, promossa dai ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione segue le sentenze con cui prima il Tar – e poi il Consiglio di Stato – hanno costretto di fatto i dicasteri a sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni che le onde elettromagnetiche possono provocare. 

Era stata proprio l’associazione A.P.P.L.E. a chiedere ai ministeri di adoperarsi per informare e sensibilizzare i cittadini: un’attività che i ministeri prima avevano “ritenuto necessaria” salvo poi tirarsi indietro e presentare ricorso al Tar, perdendolo. E poi al Consiglio di Stato con lo stesso esito tanto è che adesso a campagna è di fatto partita non senza polemiche da parte dell’associazione.

La campagna – scrivono i ministeri – è basata su informazioni autorevoli e scientificamente fondate su quattro punti in particolare:

  • esposizione alle onde elettromagnetiche da cellulare e cordless: consigli utili per ridurre l’esposizione, il punto sulla ricerca, i requisiti di sicurezza degli apparecchi e delle stazioni radio base;
  • interferenze delle onde elettromagnetiche sui dispositivi medici: cosa è bene sapere se porti un pacemaker;
  • tutela della salute: consigli utili legati alla distrazione alla guida e mentre si cammina, dati e informazioni sugli incidenti da distrazione;
  • rispetto dell’ambiente: le indicazioni per smaltire correttamente il vecchio cellulare anche presso i punti vendita.

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Peccato che la campagna non sia piaciuta all’Associazione A.P.P.L.E. perché – spiegano in una nota – non è conforme alla sentenza e per questo invitano i cittadini a mandare una pec al ministero per far sentire la propria voce di dissenso. “Gli spot – fanno sapere – non informano che possono esservi pericoli per la salute se il cellulare è usato in modo inadeguato a causa dalle radiazioni elettromagnetiche come affermato invece dal TarLazio”. Non solo. Sempre secondo l’associazione, la campagna non pone l’attenzione della popolazione circa il rischio sanitario di tumori e gravi patologie  anzi mette in primo piano questioni come lo smaltimento, come la guida di automobili a mani libere, certo si importanti ma fuori contesto visto che la necessità  campagna si riferisce all’art. 12 della L. 36/02 sulla protezione della popolazione dall’inquinamento elettromagnetico. Infine A.P.P.L.E. sostiene che “è una campagna diseducativa perché lascia intendere che  il dispositivo sia privo di rischi!!! arrivando a quasi santificare l’oggetto tecnologico (“non ti butterò mai”) – pensiamo che effetto può avere sui minori che la sentenza Tar vuole tutelare espressamente”.