Fosfati, l’Efsa: “I bambini ne assumono troppi, rivedere i limiti”

Troppi fosfati rispetto alla dose giornaliera consigliata possono portare a problemi cardiovascolari. Come riporta FoodNavigator, un nuovo parere pubblicato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha concluso che alcuni gruppi di popolazione, in particolare neonati, bambini e adolescenti, hanno troppi fosfati nelle loro diete. L’Efsa, inoltre, chiede che venga stabilito un livello massimo di fosfati per gli integratori, con l’implicazione che anche i livelli massimi nel cibo dovrebbero essere rivisti.

L’assunzione giornaliera accettabile

Il gruppo di esperti scientifici sugli additivi e gli aromi alimentari (FAF) dell’EFSA ha compilato dati sull’esposizione e sulla tossicità per rivalutare la sicurezza dei fosfati (E 338-341, E 343, E 450-452) come additivi alimentari. I dati analitici sono stati utilizzati per stimare l’esposizione alimentare ai fosfati, tenendo conto di tutte le fonti alimentari. Il gruppo di esperti scientifici ha determinato un’assunzione giornaliera accettabile (DGA) per i fosfati, espressa in 40 mg di fosforo per kg di peso corporeo. Una DGA così, per esempio, equivale a consumare 2.800 mg di fosforo per un adulto di 70 kg, quantità che rientra nel “livello di sicurezza” di 3.000 mg al giorno fissato dall’EFSA.

I bambini oltre la soglia

Scrive l’Efsa: “Il gruppo di esperti scientifici ha osservato che nello scenario di esposizione stimato basato su dati analitici, le stime dell’esposizione hanno superato la DGA proposta per neonati, e bambini a livello medio e per neonati, bambini e adolescenti al 95esimo percentile (un po’ più robusti della media). Il gruppo di esperti scientifici ha inoltre osservato che l’esposizione ai fosfati mediante integratori alimentari supera la DGA proposta”.

I limiti massimi nel cibo possono essere ri-visitati

Il gruppo di esperti scientifici ha raccomandato alla Commissione europea di stabilire un livello massimo tollerato (MPL) per i fosfati come additivi nei supplementi alimentari. Ha anche suggerito che la Commissione riveda i suoi attuali limiti per gli elementi tossici (Pb, Cd, As e Hg) nelle specifiche Ue per i fosfati. Ciò, secondo il gruppo di esperti, garantirebbe che gli additivi alimentari E 338-341, E 343 ed E 450-452 non costituiscano una “fonte significativa” di esposizione a tali elementi tossici negli alimenti.

Livelli da rivedere

Un portavoce dell’EFSA ha spiegato a FoodNavigator che attualmente i fosfati utilizzati per funzioni tecniche, come l’antiagglomerante, sono ammessi nella legislazione europea “quantum satis” (per quanto tecnologicamente necessario) negli integratori alimentari. Al contrario, in altre applicazioni alimentari sono già stabiliti i livelli massimi consentiti. “La raccomandazione (per stabilire i livelli massimi) non si applica a nessun’altra categoria”, ha detto il portavoce a FoodNavigator. “Tuttavia, la definizione di una DGA da parte dell’EFSA (per la prima volta) implica implicitamente che i livelli massimi previsti dalla legislazione dell’UE per altre categorie possano essere rivisti per garantire che i consumatori siano al di sotto della DGA”. Infine, il gruppo di esperti scientifici ha affermato che il comitato scientifico dell’EFSA dovrebbe rivedere il suo attuale approccio per stabilire orientamenti basati sulla salute per sostanze regolamentate che sono anche sostanze nutritive per sviluppare una “strategia coerente armonizzata” per la valutazione del rischio.

Dove si trovano

Quando parliamo di fosfati pensiamo immediatamente al prosciutto cotto e chiedendo al supermercato quello che non ne contiene pensiamo di “averla fatta franca”. In realtà così non è perché gli additivi di fosfato sono contenuti in un numero indefinito di alimenti: dal purè ai formaggini, passando per i gelati e le bibite a base di Cola. Questi additivi vengono aggiunti per diversi motivi: per prevenire grumi negli impasti e migliorare la consistenza del cibo. Stando così le cose, il rischio di un sovradosaggio – dannoso per la salute dei consumatori – è molto reale. Se, infatti, il fosforo contenuto naturalmente negli alimenti non crea particolari problemi alla salute perché non viene metabolizzato dall’organismo, quello artificiale, invece, va guardato con sospetto.