Ma il made in Italy è sempre garanzia di qualità e sicurezza?

Se esiste un mito alimentare ben radicato e condiviso è quello della superiorità del made in Italy. Lungi da noi volerlo rifiutare in toto ma permetteteci di tentare di discernere tra convinzioni fondate e meno credibili in questo campo.

Sono convinto che tutto quello che metto in tavola se è Made in Italy, sarà certamente più buono e sicuro…

FALSO Un tale sillogismo tra Made in Italy e sicurezza e alta qualità dei prodotti è il sogno di ogni consumatore e spesso l’incubo sia dei trasformatori che del settore della commercializzazione. Il Made in Italy così come lo intendiamo oggi è nato da poco più di un ventennio, del resto è la stessa nazione Italia ad essere giovane e neanche due secoli fa ci si combatteva per unire o tenere separati i vari territori. La gastronomia italiana, così come la lingua parlata e pochi altri valori, è un qualcosa di giovane e di certo in casa Borbone o dei Gonzaga i piatti non erano uguali fra loro, e ancora ci sono varie dispute fra i vari tipi di pane o di pasta oppure di verdure che sono presenti nei tanti distretti italiani. Eppure ci solleviamo tutti a difesa del Made in Italy se viene messo minimamente in dubbio il suo valore salutistico, nutrizionale o i suoi livelli di sicurezza e salubrità per cui è un valore da difendere e sviluppare. La dichiarazione di provenienza geografica di un alimento non è equivalente a un’affermazione “ex cathedra” ma il valore del prodotto deve essere supportato da prove, analisi, valutazioni e tutto ciò che assicuri al meglio ciò che ricerchiamo in un prodotto per noi positivo. In altre parole, se talvolta una provenienza non nazionale o comunitaria di un prodotto ci può far suscitare dei legittimi dubbi o delle perplessità, il provenire dal nostro territorio non è sinonimo assoluto di avere il migliore prodotto per i nostri scopi e la nostra tavola.

I prodotti Made in Italy sono sempre tradizionali e convenzionali, in poche parole non si trovano prodotti innovativi che sono del nostro territorio

FALSO Il Made in Italy non è solo tradizione, antico oppure equivalente al “come lo facevano i nonni”. Molti nonni sbagliavano per mancanza di conoscenze e non sempre le loro esperienze si sono rivelate poi le migliori. L’Italia è fra i paesi produttori nonché di trasformatori migliori che ci siano sul mercato internazionale, si dovrebbe a tal proposito rivedere che siamo un paese di “santi, poeti e navigatori”. L’Italia è laddove si sono creati dei prodotti che a livello mondiale hanno perso il senso del Made in Italy per assumere quello di “patrimonio dell’umanità tutta”. Per questo basti pensare a dei capolavori come la pizza, la pasta, taluni formaggi, il vino etc. prodotti che tutti potrebbero riprodurre ma che sono “Think in Italy” e ora sono patrimonio di tutti, in poche parole non sono diventate delle Commodities cioè tutti possono produrli senza dipendere dal territorio o dalla storia enogastronomica. Nonostante ciò il Made in Italy ha fatto sua l’idea dell’innovarsi nel solco della tradizione. Questo lo vediamo in prodotti come la cioccolata, il gelato, i formati di pasta e le semole usate, insomma si è fatto tesoro delle precedenti esperienze, innovando, migliorando e riproponendosi sempre ai massimi livelli di eccellenza e di sicurezza. L’indiretta conferma di ciò viene dal fenomeno dell’agropirateria, per cui si copiano solo le opere d’arte di Leonardo o di Raffaello e non certo i disegni di un qualsiasi imbrattatele e quindi è il Made in Italy ad essere copiato e non certo il Made in Marte.

Posso verificare il Made in Italy con una certa facilità e mi sento abbastanza protetto dal nostro sistema di controllo

VERO Il nostro sistema di difesa ha creato dei marchi di qualità noti oramai molto fra i consumatori come DOC, DOP, IGP etc. che sono sinonimo di controllo di alcuni prodotti di altissimo livello come Parmigiano, prosciutti vari, vini di eccellenza etc. I marchi sono un sigillo alla filiera e spesso rappresentano la certificazione che i controlli sono maggiori del consueto e che i disciplinari sono realmente rispettati, fatti salvi i fenomeni delinquenziali. Purtroppo si falsificano anche queste certificazioni per cui il ritorno a un rapporto più diretto con i produttori primari o con i primi trasformatori può rassicurarci e aggiungere maggiore certezza. Questo approccio è visto bene anche dalla distribuzione che, pur restando nei usi limiti operativi oggettivi, cerca di rendere più diretto il rapporto consumatore e produttore attraverso dei meccanismi molto avanzati di marketing. I controlli hanno dimostrato che circa il 16% dei prodotti non era regolare pur sembrando tali e spesso si utilizza il trucco dell’”Italian Sounding” ovvero si conta sulla superficialità dell’acquisto per cui le assonanze di nome, il richiamo alle nostre tradizioni ci distrae da controllare e valutare meglio il prodotto. La vera bravura del consumatore è quella di utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso dall’etichetta al marchio di qualità, dal passaparola al rapporto col venditore etc. per essere sicuro di avere scelto un prodotto di alto livello qualitativo e sicuro per la propria salute.

Non possiamo essere completamente Made in Italy in tavola, purtroppo ci mancano le materie prime…

VERO Il nostro paese non è del tutto autosufficiente per alcuni prodotti, questo spesso dipende da politiche agricole precedenti che hanno scelto strategie differenti e sempre premianti sul lungo termine. Oggi si sta lentamente verificando il ritorno al mondo dell’agricoltura specie da parte dei giovani, ma al momento dobbiamo ancora ricorrere all’estero. A questo problema interno va aggiunto che il bilancio dell’esportazione degli alimenti ci costringe a queste scelte per rendere la bilancia economica del paese meno negativa. Importare dall’estero non sempre è sinonimo di cattiva qualità o di mancanza di livelli di sicurezza e salubrità dei prodotti. Un esempio per tutti, pur essendo dei magnifici torrefattori e degli splendidi produttori di cioccolata non possiamo evitare l’importazione di caffè o di cacao. Questo non significa che viene meno il Made in Italy del caffè o del cioccolato di Modica, ma le capacità dei nostri produttori rendono eccellenti questi prodotti italiani per fattura e per qualità finale. Il consumatore di certo deve chiedere e mai negoziare i livelli di sicurezza dei prodotti, del contenuto di pesticidi, di tossine, di elementi rischiosi per la salute, ma non deve sacrificare al marchio Made in Italy la qualità e la sicurezza che meritiamo di avere. In altre parole produrre del caffè in Italia, e in parte si fa in modo eccellente in Sicilia in condizioni controllate ma con piccole rese, pressando la pianta da vari punti di vista per avere un simil-caffè estero ottimo per le nostre chiacchierate e inviti al bar non è la strada migliore. Infine, il Made in Italy vuole essere un concetto più ampio e olistico dove si vuole significare una qualità elevata e uno standard di sicurezza eccellente che è più assicurabile se la filiera è italiana per intero o, laddove è impossibile, almeno nella parte di trasformazione.

L’Italia è il regno dei legumi e del pomodoro nonché del grano per cui i prodotti Made in Italy sono tutti fatti con materie prime seminate e raccolte nei nostri campi

VERO/FALSO Questo era possibile in tempi in cui i consumi nazionali erano diversi per cui riuscivamo a sostenerci e soprattutto quando non erano richiesti dall’estero come prodotti italiani trasformati. Purtroppo la perdita secca in soli cinquanta anni del 30% delle superfici coltivabili e una popolazione salita a oltre 60 milioni, ci costringe ad acquisire materie prime dall’estero. Questo a sostegno del nostro paese e per alimentare la voce esportazione verso paesi che non hanno storia enogastrononica e tradizioni alla nostra altezza. Se il latte italiano copre meno della metà del fabbisogno e le carni per circa i tre quarti, risulta necessario importare, se alcuni prodotti non sono coltivabili in Italia, zucchero, caffè cacao, etc. non possiamo surrogarli, se all’estero ci chiedono i nostri prodotti trasformati ecco che la tempesta di George Clooney diventa perfetta e occorre importare dall’estero e poi trasformare in Italia. Cosa il consumatore può chiedere alla filiera agroalimentare: accogliere solo prodotti con i requisiti di sicurezza e di qualità nutrizionali pari a quelli che in Italia si sono regolamentati, di ridurre al minimo necessario tali importazioni, di alimentare il ritorno ai campi e a un’agricoltura più moderna, mirata e sicura, di avere maggiori controlli sui prodotti finiti e di essere costantemente e realmente informato su quanto sta mettendo a tavola. Se accettiamo di accogliere a colazione un caffè brasiliano perché a pranzo e a cena storciamo il naso su prodotti sicuri ed eccellenti, trasformati in Italia ma non di origine nazionale. Certamente sarebbe strano mangiare uova o frutta, oppure pollo di origine straniera quando per questi prodotti siamo autosufficienti per i nostri consumi e non si rende necessario importare se non per motivi economici. Esiste il marchio di qualità IGP che protegge i prodotti trasformati in Italia ma ottenuti ad esempio con materie prime straniere come nel caso di alcuni prodotti carnei la cui richiesta è tale che occorre importare, ma la loro trasformazione, che spesso è il vero segreto da difendere, è italiana fatta da aziende italiane rispettose delle tradizioni e della qualità e sicurezza del prodotto finito.