Con una dieta povera di carboidrati aumentano i rischi per il cuore

La limitazione dell’assunzione di carboidrati aumenta l’incidenza di fibrillazione atriale. E’ il risultato di una ricerca pubblicata sul Journal of American College of Cardiology. Gli studiosi mettono in guardia da diete a basso contenuto di carboidrati come “metodo popolare” per perdere peso a causa dell’aumentato rischio di fibrillazione atriale.

La ricerca ha valutato la relazione tra la percentuale di assunzione di carboidrati e il rischio di fibrillazione atriale nell’ambito dello studio sull’Aterosclerosis Risk in Communities (ARIC).

Circa 14mila i partecipanti del campione, nel quale sono stati inclusi anche coloro che non soffrivano di fibrillazione atriale. Questa è stata accertata da elettrocardiogrammi, codici di dimissione ospedaliera e certificati di morte. L’età media del campione era di 54,2 (± 5,8 anni), e il 45,3% era di sesso maschile. Durante un follow-up mediano di 22,4 anni, si sono verificati 1.892 casi di fibrillazione atriale.

Esistono diversi tipi (o definizioni) di diete low carbo. In genere la percentuale dei carboidrati assunta è sempre sotto il 30% delle calorie giornaliere ma si può arrivare al di sotto del 10%. Questo tipo di dieta si è sempre più diffusa negli ultimi 20 anni ed è stata, e lo è ancora, al centro di un dibattito tra favorevoli e contrari. Parlare di dieta a basso contenuto di carboidrati può significare infatti molte cose.

Cerchiamo di chiarirle insieme al nostro nutrizionista Dario Vista: “Innanzitutto la riduzione di carboidrati è un aspetto variabile dal punto di vista quantitativo e proporzionale rispetto alle altre categorie di nutrienti; inoltre l’apporto di carboidrati determina conseguenze metaboliche diverse a seconda del momento della giornata in cui viene introdotto. Per questo motivo per associare una relazione causa effetto con le patologie cardiovascolari, sono necessari gli opportuni distingui. La ricerca parte da premesse molto generalizzate ed è un lavoro spot in questo campo della nutrizione”.

Vediamo due esempi di limitazione dell’assunzione di carboidrati. Dario Vista ci spiega come “una riduzione indiscriminata dei carboidrati basata esclusivamente sul quantitativo limitato, può facilmente determinare degli stati di malnutrizione con conseguente aumento dell’infiammazione e favoreggiamento di patologie in atto. Altresì una riduzione degli stessi che tiene conto del momento della giornata in cui essa viene operata, in relazione ai ritmi ormonali fisiologici, può essere un valido strumento per raggiungere un dimagrimento in salute”.

Esiste un altro approccio molto utilizzato in dietetica è il Vlckd (Very low calories ketogenic diet). Questo, precisa Vista “deve essere seguito in maniera corretta, sotto controllo medico e monitorando quotidianamente i parametri chimici delle urine. Questo approccio, incastonato in uno specifico cronoprogramma può sortire risultati positivi, se fatto invece senza criterio, può risultare pericoloso e può essere connesso all’insorgenze o al peggioramento di stati patologici”.