Lav: “Ecco gli orrori che si trovano dentro gli allevamenti di suini italiani”

Il team investigativo LAV è tornato negli allevamenti di suini tra Mantova, Brescia e Cremona per documentare le condizioni degli animali sfruttati per l’industria della carne: con LAV, il giornalista Piergiorgio Giacovazzo che ha condotto una video inchiesta esclusiva, andata in onda al Tg2, che riportiamo qui.

Sovraffollamento e cannibalismo

“Si va dagli arricchimenti ambientali inadeguati, ai box sporchi e sovraffollati, in un crescendo che svela alle telecamere animali visibilmente malati, cannibalismo, pratiche illegali come le mutilazioni della coda, suinetti sofferenti separati dalle madri, scrofe ferite e impossibilitate a muoversi nelle gabbie di contenzione, fino ai cadaveri accumulati all’aperto e allo sversamento di liquami – dichiara Roberto bennati, Vice Presidente LAV e sottolinea – dalle immagini che abbiamo girato insieme al Tg2 in alcuni allevamenti lombardi, emerge un quadro che può configurare diverse violazioni, dal maltrattamento di animali al reato ambientale e che, secondo la nostra esperienza, non è limitato a casi isolati”.

I controlli sotto accusa

Il sistema che dovrebbe vigilare su tutto questo è stato recentemente messo sotto accusa dagli ispettori veterinari di Bruxelles, per la completa assenza di un piano nazionale di applicazione della normativa comunitaria, a oltre 20 anni dalla sua entrata in vigore. Uno scenario tutt’altro che rassicurante per il consumatore, a dispetto delle sempre più frequenti campagne di marketing sugli allevamenti “virtuosi” e il “benessere animale”. “Il sistema veterinario è l’organo deputato a evitare che si verifichino situazioni come queste – sottolinea Bennati – eppure, le evidenze suggeriscono che i controlli non sono efficaci. Condizioni come quelle filmate, infatti, sono possibili solo se il sistema pubblico, così come i veterinari privati preposti agli allevamenti, non hanno fatto adeguatamente il loro dovere”.

“Chiudere queste strutture”

“Bennati e conclude –  parlare di benessere degli animali, e di tutela dei cittadini, in queste situazioni è semplicemente farsesco: urge una svolta nel sistema dei controlli, secondo quanto già sollecitato dall’Unione Europea, per un definitivo giro di vite sui responsabili, nel settore pubblico come in quello privato. Chiediamo alla Regione Lombardia, l’immediata chiusura di queste strutture, la revoca dei fondi pubblici della PAC eventualmente concessi a questi allevatori e la denuncia, da parte delle Istituzioni, per maltrattamento. In caso contrario, gli assessori alla Salute e all’Agricoltura dovranno spiegare ai cittadini perché questi comportamenti vengano ancora tollerati”.