Perché i pastori sardi buttano il latte per protesta

A sostenere la loro battaglia si sono aggiunti anche i calciatori del cagliari, che domenica sera sono scesi in campo a San siro con la maglietta con la scritta “Solidarietà ai pastori sardi”. La protesta degli allevatori di ovini, infatti, è una battaglia per mantenere in vita un settore che, per rendere l’idea, vede ben 4 milioni di capi, la metà del patrimonio italiano, proprio nell’isola.

“Un prezzo da fame”

Il nodo della protesta è il prezzo conferito alla stalla per un litro di latte: 60 centesimi, giudicati dai pastori inferiori a quanto serve per coprire le spese. Una situazione analoga a quanto spesso denunciato dai produttori di agrumi siciliani e calabresi. Anche questa volta sul banco degli imputati ci sono i trasformatori e i distributori (che spesso coincidono), a cui i produttori di latte ovino chiedono di alzare il prezzo: 1 euro quello ritenuto equo, 70 centesimi al litro la soglia sotto cui è impossibile scendere. Solo la scorsa estate la stessa quantità di latte ovino veniva pagato 85 centesimi al produttore. Eppure il tavolo tecnico per trovare un nuovo accordo con i trasformatori è in impasse da mesi.

Le leggi contro le pratiche sleali

Adesso, Coldiretti annuncia anche una guerra legale, come spiega a Today, il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, “Ci rifaremo all’articolo 62 della legge 1 del 2012 – spiega Cualbu – in cui sono previste sanzioni oltre i 3 milioni. Lo faremo contro quegli industriali che pagano il latte sotto i costi di produzione, cioè a 60 centesimi. Abbiamo i dati certificati da Ismea che lo dimostrano”. L’art. 62 al comma 2 “vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio: qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione”. Inoltre esiste anche la direttiva europea contro le pratiche commerciali scorrette approvata pochi mesi fa, a far da possibile ombrello giuridico ai pastori sardi.

La posizione di Confindustria

Confindustria Sardegna, chiamata in causa, ha diffuso una nota in cui sostiene: “Si è condiviso l’impegno forte a ricercare insieme al comparto della cooperazione soluzioni comuni e praticabili che consentano di risolvere positivamente la vertenza del prezzo per la remunerazione sostenibile del latte recuperando però quelle condizioni di generale serenità indispensabili anche per impostare strategie adeguate di medio e lungo periodo che assicurino stabilità e prospettive a tutti gli attori della filiera”.