Camomilla o finocchio nel biberon: calmano davvero il nostro bambino?

Camomilla e tisane sono spesso somministrate a neonati e bambini per favorire il sonno e combattere le coliche addominali del lattante. Ma da quando possono essere consumate? E quanto sono utili?

Un test su 8 estratti granulari per la prima infanzia: è quello che ha realizzato il Salvagente nel numero di febbraio, analizzando i prodotti al finocchio e alla camomilla di Hipp, Mellin, Plasmon, Humana. Il confronto integrale lo trovate nel numero in edicola o nel nostro negozio digitale qui

Il Salvagente nel numero in edicola ne ha testate 8, equamente divise tra prodotti alla camomilla e al finocchio, di tutti i grandi marchi del settore (Plasmon, Humana, Hipp, Mellin) giudicandole in base agli ingredienti, al contenuto nutrizionale e alla percentuale di estratto.
Abbiamo parlato di questo tema anche con Gianfranco Trapani, pediatra nutrizionista, membro del tavolo di lavoro Allattamento e nutrizione della Sip, la Società italiana di pediatria che spiega: “Ai neonati non dovrebbero essere dati altri liquidi oltre il latte materno almeno fino a sei mesi. In seguito fino all’anno, se l’alimentazione è ben equilibrata (senza sale e zuccheri aggiunti) e continua ad assumere latte, non vi è necessità di aggiungere ulteriori liquidi”.
Professor Trapani, quali sono le proprietà tisane al finocchio o alla camomilla?
Si tratta di prodotti con azione relativamente calmante. L’estratto di camomilla ha proprietà antispasmodiche e favorenti la digestione, tramite un’azione tonica a livello intestinale avendo così un effetto sostanzialmente rilassante. Il finocchio ha un’azione carminativa e spasmolitica, quindi di rilassamento della muscolatura liscia ileale. Ci sono dei possibili effetti collaterali, ma per dosi elevatissime, come possibili allergie ed effetti farmacologici riconducibili a componenti dell’olio essenziale, tra i quali l’estragolo.
Il nostro confronto segnala la presenza elevata di zuccheri. Quali sono i rischi per un bambino?
I pericoli principali sono le insorgenze di fegato grasso e diabete. Quando si supera con lo zucchero la quantità necessaria, si instaura il meccanismo per cui gli zuccheri si trasformano in grassi. E questo porta anche a problematiche cardiovascolari e diabete. Inoltre, l’uso precoce di questi alimenti abitua il palato del bambino al dolce.
Possiamo quindi parlare di diseducazione al gusto?
Anche il neonato ha un mondo di sensazioni legate al gusto, esattamente come l’adulto. Basti pensare che le aree deputate alla percezione del gusto iniziano a formarsi nel terzo trimestre di gravidanza. Quello che i neuroscienziati hanno sostenuto per decenni, e ora sembra dimostrato, è che le esperienze gustative fatte dal bambino durante lo svezzamento influenzano le sue abitudini da adulto. C’è un punto di beatitudine massimo (bliss point) che si ottiene mangiando un cibo preparato a livello industriale con un contenuto prestabilito di zucchero, grassi e sale, che induce una sorta di desiderio a continuare a mangiare alimenti con questa composizione. Gli studiosi delle aziende alimentari lo sanno bene.