“Gli integratori sono alimenti”. Ma possiamo consumarli allo stesso modo?

Ha fatto e continua a far discutere l’articolo del professor Alberto Ritieni sugli integratori alimentari, in cui si poneva l’accento sugli effetti che possiamo attenderci dalle superdosi che assumiamo senza controllo di quelli che, dal punto di vista normativo, sono considerati come alimenti, dunque assumibili da ognuno di no, come vuole, senza alcuna prescrizione. Uno dei dati su cui riflettere, spiegava l’articolo, è che la dose prevista nella formulazione degli integratori in commercio più frequente di Vitamina C è circa tredici volte quella consigliata giornalmente; quella di Vitamina A circa 160 volte quella raccomandata. Che effetti possiamo attenderci da queste superdosi che assumiamo senza controllo, si chiedeva Ritieni?

A queste domande ha voluto rispondere Unione Italiana Food (l’associazione che raggruppa le industrie alimentari italiane, comprendendo anche quelle degli integratori).

I produttori: “Gli integratori non sono farmaci”

Che non a caso, lo spiega proprio nelle prime righe, ribadendo che “gli integratori alimentari sono alimenti il cui scopo è supplementare la normale dieta contribuendo al benessere dell’organismo; non possono in alcun modo sostituire una dieta sana ed equilibrata, ma la loro assunzione può essere utile in particolari momenti della vita, come la gravidanza e la menopausa, o nel supportare le funzioni fisiologiche dell’organismo per mantenere un buono stato di salute, affiancato da un corretto stile di vita, una dieta varia ed equilibrata e un adeguato livello di attività fisica”.

L’Unione italiana food chiarisce: “In quanto alimenti, gli integratori devono essere sicuri per definizione e non è previsto alcun rapporto rischio-beneficio come per i farmaci. La sicurezza è un prerequisito non discutibile o derogabile in alcun modo”.

Proprio sulla sicurezza l’associazione ci tiene a sottolineare tre punti:

  • La sicurezza d’uso degli integratori viene garantita attraverso specifici obblighi di composizione/dosaggio e di etichettatura che aiutano il consumatore ad usare correttamente i prodotti. In particolare il Ministero della Salute ha stabilito i livelli massimi di vitamine e minerali ammessi http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_1268_listaFile_itemName_5_file.pdf .
  • La sicurezza è garantita dai sistemi di controllo e di vigilanza previsti dalla legislazione alimentare europea e nazionale – tra cui il Sistema di Allerta Rapido Europeo (RASFF) – i quali hanno garantito ad oggi sicurezza e lo sviluppo di un mercato che, per i livelli di consumi raggiunti, non può che essere valutato positivamente in questi termini
  • In Italia, in modo ancora più rilevante rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea, il Ministero della Salute ha operato con strumenti di garanzia aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla normativa europea, come l’autorizzazione degli stabilimenti italiani, la notifica dei prodotti e l’istituzione di un Registro dei prodotti notificati, presente on line sul portale del Ministero della Salute, consultabile da tutti, consumatori e addetti ai lavori.

E aggiunge: “Per quanto riguarda gli effetti, esiste da anni una normativa europea rappresentata dal Regolamento (CE) 1924/2006 sui claims che ha sottoposto a valutazione da parte di EFSA e ad autorizzazione le indicazioni sulla salute attualmente utilizzabili. Per le sostanze non ancora valutate a livello europeo, come ad esempio piante ed estratti, il Ministero della Salute ha normato l’utilizzo e le indicazioni (si veda il portale http://www.salute.gov.it)”.

Gli effetti degli integratori, per l’Unione italiana food

Spiega l’associazione (forse dimenticando le tante pubblicità che spingono all’autoconsumo, non certo a consultare un esperto) che “Il mercato italiano è spesso caratterizzato dalla mediazione del medico e del farmacista che spesso consigliano il consumatore verso i prodotti più adatti alle loro esigenze”.

Nessun dubbio diell’Unione Italian Food sugli effetti: “Giovanni Scapagnini, biochimico dell’Università del Molise, vicepresidente della Società Italiana di Nutraceutica, commenta: “Da diversi anni la ricerca scientifica si è data l’obiettivo di validare il ruolo delle sostanze presenti negli integratori alimentari nel coadiuvare le funzioni fisiologiche in soggetti sani. Ad oggi un significativo numero di pubblicazioni di alto livello qualitativo conferma quanto i diversi componenti degli integratori – vitamine e minerali, prebiotici e probiotici, estratti vegetali e le numerose molecole biologicamente attive derivate dagli organismi animali e vegetali – svolgano effettivamente tale ruolo. Si veda a questo proposito la Review Scientifica sugli Integratori Alimentari, realizzata da un board di esperti di altissimo profilo scientifico (http://www.edizioniedra.it/catalogo/risultato-ricerca.aspx?Chiave=integratori%20alimentari)”

Ritieni: distinzione dai farmaci chiara per legge…

A questo punto restituiamo la palla al professor Ritieni, che non fatica a concordare (come aveva già spiegato nel suo articolo che “gli integratori sono senza alcun dubbio dei “prodotti alimentari” e non farmaci ad esempio depotenziati, e che si tratta di supplementi da utilizzare in maniera mirata sia come tempo di utilizzo che come momento fisiologico da considerare. Sono, per “qualche passo”, compagni di viaggio e parte di uno stile di vita sano ed equilibrato da abbinare sempre all’attività fisica”.

Il professore aggiunge: “Neanche sugli aspetti della sicurezza e della salubrità trovo fra le sue precisazioni e le mi affermazioni una qualsivoglia discordanza. La sicurezza degli integratori non è mai negoziabile ed è talmente evidente che sono inseriti come prodotti alimentari negli allarmi del sistema RASFF che è molto focalizzato sugli alimenti e i loro prodotti e sottoprodotti”.

“Sugli effetti – spiega Ritieni – concordo che esista un Regolamento Europeo che è ben chiaro sui claims da potere utilizzare, ma non era questo un problema, chi dimostra con trial clinici etc. che l’integratori funzioni ha tutto il diritto di porre il claims associato”.

La mia sollecitazione è di accendere “l’occhio di bue” sul fatto che il consumatore consideri l’uso dell’integratore sempre e comunque un beneficio per la sua salute.

Ma per il consumatore è tutto chiaro?

Qui il professor Ritieni arriva a quello che era il cuore del suo articolo. E dice: “Spesso gli integratori non sono gestiti in un piano nutrizionale (non dico terapeutico) di esperti del settore, ma dal consumatore che sull’onda dei media tende a fare delle scelte del tutto personali senza un reale supporto e indirizzo. Sollecito un maggiore controllo nel consumo di questi prodotti che possono facilmente ricadere nell’abuso di principi che, ad esempio, da antiossidanti si tramutino in proossidanti o altre molecole che interagiscono con piani terapeutici di un consumatore”.

Serve più attenzione

Ritieni aggiunge: “Sollecito che agli integratori sia data una maggiore attenzione perché la loro utilizzazione, il loro dosaggio, le loro interazioni con dei farmaci ad esempio, etc. siano verificate in maniera chiara e che solo in parte possono esserci se restano confinati al mondo degli alimenti pur essendo sicuri, salubri e naturali. Nel mio articolo mettevo in evidenza come negli integratori le dosi di alcuni principi sono un fattore multiplo di quelle che sono nutrizionalmente richieste da un consumatore sano”.

Torniamo a pedalare da soli in fretta

Il professore conclude: “Credo che si possa convenire che il primo argine a che lo stato di benessere non sia ridotto, sia uno stile di vita sano, attività fisica, alimenti di qualità e sicuri. Gli integratori, dal mio punto di vista, rappresentano uno degli ultimi passi prima che si debba essere traghettati nel settore dei farmaci. Sono nel mio immaginario quelle “rotelle alle ruote posteriori” delle bici di noi bambini: hanno lo scopo di prendere coscienza dei nostri errori alimentari e che svolto questo compito vengono eliminate permettendoci di “pedalare da soli” in assoluta sicurezza oppure di cadere dalla bici se continuiamo a sbagliare”.