L’Italia tassi le bevande zuccherate per contrastare l’obesità

Tassare anche in Italia le bevande zuccherate. È la richiesta al ministro della Salute de il Fatto Alimentare. “Quasi una necessità, considerando che in Italia la percentuale di bambini obesi o in sovrappeso arriva al 30% mentre per gli adulti il valore è del 45,1%” spiega il sito diretto da Roberto La Pira.

Una strada scelta da diversi Stati che, laddove è stata intrapresa, ha avuto come effetti diretti tanto la riduzione dei consumi che quella, decisa dalle multinazionali del settore, di abbattere il contenuto di zucchero nelle bevande. Ma solo nei paesi tassati, come ha dimostrato l’inchiesta dello scorso agosto del Salvagente che dimostrava come l’Italia e gli altri paesi europei “no-sugar-tax” siano quelli a cui le aziende destinano cole, aranciate & Co. con il maggior contenuto di zuccheri.

La questione è ormai un’emergenza anche per il servizio sanitario nazionale che deve gestire i problemi correlati alle patologie collegate all’obesità, come il diabete e le malattie cardiovascolari  con una spesa per le casse statali stimata tra i 6,5 e 16 miliardi di euro l’anno (stima di Valori, sulla base di un rapporto della Fondazione Policlinico Tor Vergata). E l’eccesso di zuccheri è sicuramente una delle cause del problema. Secondo l’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto superiore di sanità (2008-2012), gli italiani assumono circa 100 g al giorno di zuccheri semplici, pari al 20,7% delle calorie. Si tratta del doppio rispetto a quanto consigliato dall’Oms, che raccomanda di non superare il 10% delle calorie quotidiane. Il consumo di bevande zuccherate per ogni cittadino è di circa 50 litri/anno, e l’assunzione calorica che ne deriva ammonta a 49 kcal al giorno a persona, pari a circa 12 grammi di zucchero.

La proposta de il Fatto Alimentare è adottare in Italia una tassa del 20% sullo zucchero aggiunto alle bibite (ispirandosi al modello inglese), potrebbe generare un incasso di 235 milioni di euro, da investire in campagne di educazione alimentare, e altri strumenti per favorire una dieta sana. La cifra è calcolata considerando che in Gran Bretagna quando nel 2016 è stato deciso di introdurre la tassa, molte aziende hanno modificato le ricette riducendo o sostituendo gli zuccheri, dimezzando così le entrate previste. Nel mondo decine di Paesi hanno adottato una tassa sullo zucchero aggiunto alle bibite, per incentivare le aziende a modificare le ricette e creare un fondo destinato a realizzare programmi di prevenzione alimentare. Nella lista troviamo: Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Belgio, Portogallo, Finlandia, Ungheria, Messico, Cile e città come Filadelfia e Berkeley negli Stati Uniti…

Per aderire all’appello basta compilare e spedire un format che si trova a questo link alla redazione de Il Fatto Alimentare (ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it)

Se per i big delle bevande l’Italia è il paradiso dello zucchero