Microplastiche nei cosmetici, le alternative ci sono. E in Italia l’industria si muove

Il mercato inizia a muoversi e a presentare alternative alle microplastiche, considerate da molti come un comodo e pericoloso autobus dei veleni, in grado di portare con sé tanto batteri tossici (perfino vibrioni) che sostanze indubbiamente interferenti endocrini e potenzialmente cancerogene (come ftalati, bisfenolo e diossine).

Come abbiamo raccontato nel numero in edicola, con l’inchiesta sulle microplastiche, una parte di questi microscopici frammenti arriva nei fiumi e nei mari attraverso i cosmetici. Soprattutto quelli con funzione esfoliante, cosiddetti “rinse-off”, ossia da risciacquo – come docciaschiuma e detergenti vari e prodotti “leave-on”, da non risciacquare, con funzionalità specifiche (trucco, solari, creme idratanti, creme emollienti). La Ue sta studiando misure per la restrizione all’uso di queste microplastiche, e il ministro Costa ha spiegato, dopo l’inchiesta del Salvagente, che confermerà “il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal 1° gennaio 2020“. Mentre  per i prodotti da risciacquo sono già disponibili alcune soluzioni a minor impatto, per il più complesso settore dei prodotti non da risciacquo non esisteva nulla.

Partendo dal presupposto di preservare e rigenerare le risorse naturali attraverso uno sviluppo innovativo, l’italiana Novamont, in stretta collaborazione con Roelmi Hpc (azienda italiana leader nella produzione di ingredienti per la cosmesi e nella nutraceutica), ha sviluppato Celus-Bi linea di ingredienti prontamente biodegradabili, che può essere considerata un nuovo standard di innovazione per il settore.  

La sua completa biodegradazione avviene in pochi giorni nel depuratore, promette l’azienda, garantendo che nessun residuo finisca nei fiumi e nei mari, con l’enorme vantaggio che i fanghi di depurazione risultano liberi da microplastiche.

“La soluzione per il problema dei microbead (le microplastiche, ndr) in cosmesi è una miniera ricca di opportunità in molteplici settori a monte e a valle”, ha commentato Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. “A partire dai prodotti sviluppati insieme sarà possibile creare nuove alleanze con quelle società che condividono l’impegno per l’ambiente e per i territori per accelerare la trasformazione sostenibile del settore”.

Anche Coop, proprio in questi giorni ha lanciato la sua campagna di spot “Zero microplastiche aggiunte in cosmetici, detergenti e dentifrici a marchio”.

Un segnale, quello dell’industria, che può essere un primo passo importante per evitare di continuare a contaminare il pianeta con queste minuscole particelle responsabile di grandi danni.