Le fake news? In Italia preferiscono l’alimentare

Su 46 grandi brand, dell’alimentare e non alimentare, 22 denunciano di aver dovuto subire ed affrontare fake news negli ultimi 18 mesi. Gran parte di queste (circa l’86%) erano relative a casi di “bufale” alimentari.

I casi che vengono alla mente sono molti. Alcuni, clamorosi, li abbiamo raccontati (e smascherati) anche sul Salvagente. È il caso, per esempio, della passata Mutti “all’arsenico” (bufala subito smentita ma diventata virale su whatsapp), o della Nutella ritirata in Francia per salmonella (questa volta la fake news partiva da un sito, ma ancora una volta ha costretto la Ferrero a una lunga rincorsa per arginare la viralità della bufala).

L’impatto delle notizie false, però, è ben più pesante di questi casi, per quanto clamorosi. Almeno nella percezione dei big della produzione italiana. È quanto testimonia la una ricerca effettuata da Centromarca, associazione delle industrie di marca che ha condotto un monitoraggio presso i propri associati. A finire nel mirino delle aziende è, ovviamente facebook, con gran parte dei casi segnalati (siti e blog sono decisamente staccati con la metà dei casi rispetto a quelli comparsi sul popolare social network).

“Centromarca presidia stabilmente il tema della corretta informazione di prodotto sui media classici e sulle piattaforme digitali” spiega Ivo Ferrario, direttore comunicazione e relazioni esterne Centromarca. Che aggiunge: “L’informazione falsa, scorretta e incompleta, determina un danno reputazionale per l’azienda e perfino per la categoria di prodotto e influisce impropriamente sulla concorrenza perché condiziona il comportamento del consumatore creando false convinzioni che orientano le scelte d’acquisto”.

Ma come affrontano le grandi marche italiane i casi di crisi legati a una fake news? La stragrande maggioranza ricorre a consulenti esterni, solo una sparuta minoranza si rivolge alla polizia postale. Spiega Ferrario: “È fondamentale gestire la crisi in tempi rapidi, attivando la piattaforma, la polizia postale, le istituzioni competenti e avvalendosi di esperti interni/esterni all’azienda”.