Quel formaggio con coloranti e conservanti più che sospetti

Caro Salvagente, sono un vostro abbonato  che tempo fa ha acquistato un pezzo di formaggio sardo e ha notato tra gli ingredienti i seguenti conservanti: E203-E235 e il colorante E150d. Ma può essere commercializzato un formaggio del genere? Ah! Il formaggio in questione è Giglio Sardo

Gianluca Mascetti

Caro Gianluca, la risposta immediata è che, sì, un formaggio del genere può essere commercializzato dato che si tratta di conservanti e coloranti ammessi dalla legislazione europea. Qualche parola in pù, però, va spesa sulle sostanze che ci segnala.

L’E203 è il caclio sorbato, un conservante tutt’altro che tranquillo, visto che secondo la Commissione europea dovrà presto essere messo al bando perché mancano dati sulla sua sicurezza. Il sorbato di calcio, noto anche come sale di calcio, è una polvere cristallina bianca fine usata come conservante in quanto impedisce la crescita di microbi, muffe e funghi negli alimenti.

A causa della mancanza di dati sulla genotossicità del sorbato di calcio non è stato possibile stabilire un livello di dose giornaliera accettabile (Adi). La Commissione europea ha, quindi, lanciato un bando pubblico per i dati scientifici e tecnologici su tutti e tre i conservanti al fine di colmare le lacune, ma nessun operatore commerciale ha presentato dati di genotossicità pertinenti per l’E 203.

“Senza tali dati l’Autorità non può completare la rivalutazione della sicurezza del sorbato di calcio come additivo alimentare e di conseguenza non è possibile determinare se tale sostanza soddisfi ancora le condizioni […] per l’inclusione nell’elenco dell’Unione degli additivi alimentari approvati” scrive la Commissione.

L’E 235, Natamicina, è ancora una volta poco raccomandabile dato che si tratta di una sostanza similantibiotica che può provocare reazioni allergiche.

Due parole anche sul rosso caramello E 150 d. Questo additivo fa parte del gruppo dei coloranti chiamati caramello due (E 150c ed E 150d)  fortemente sospettati di nuocere alla salute, secondo gli studi dell’Università di Davos in California, che nel 2011 ha associato il loro uso all’insorgenza del cancro. Il pericolo sarebbe legato al 4-MEI, un residuo della produzione dei caramelli a base di ammoniaca, classificato dalla Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) come potenzialmente cancerogeno per l’uomo.