Il crack dimenticato: 2mila conti correnti “bloccati” da Banca Base

Un crack bancario preannunciato da mesi che sta tenendo con il fiato sospeso azionisti, correntisti e piccoli risparmiatori della provincia di Catania. Conti correnti “bloccati” all’improvviso, immediato rientro dai finanziamenti erogati (anche i mutui per l’acquisto della prima casa) e il terrore di perdere i risparmi di una vita. È la vicenda che coinvolge Banca Base (Banca Sviluppo Economico), “piccolo” istituto di credito del territorio Etneo, che dal 13 febbraio scorso è finito sotto amministrazione straordinaria su indicazione di Banca d’Italia. Sono oltre 2mila i conti correnti “accesi” in Banca Base da parte di piccoli risparmiatori (principalmente pensionati) e imprenditori del catanese. Banca Base, fondata nel 2009 da una “cordata” di imprenditori catanesi guidati da Pietro Pottino, imprenditore del settore farmaceutico e presidente del Confidi Cofisan (tra gli azionisti dell’istituto di credito), è una piccola realtà bancaria che conta appena due sportelli (entrambe a Catania) e poco più di 15 dipendenti.

Prima la crescita poi le sofferenze

Dopo un periodo di crescita inziale sono arrivate le prime “sofferenze” economiche per la banca, che conta oggi circa 600 azionisti, nella maggior parte piccoli imprenditori della provincia catanese. In un dossier dedicato allo “stato di salute” delle banche italiane redatto nell’aprile scorso dall’Espresso, era già evidente la situazione di pre-crisi dell’istituto. Dai dati raccolti dal settimanale, infatti, la Banca Sviluppo Economico risultava in possesso di crediti “deteriorati” (ovvero somme concesse a clienti che non riescono a pagare regolarmente il capitale ricevuto), superiori del 119% rispetto il patrimonio netto tangibile” della banca. Con la nomina d’urgenza del nuovo consiglio di amministrazione, viene accertato il “sovraindebitamento” della banca e sono scattati la sospensione temporanea dai prelevamenti in conto corrente e l’immediata restituzione “degli strumenti finanziari” erogati alla clientela (mutui, finanziamenti e factoring). Una decisione “necessaria”, secondo lo stesso commissario straordinario, “dopo l’analisi delle passività dell’istituto di credito”.

Conti congelati e assalto ai bancomat

Conti correnti congelati, dunque, e sospensione del pagamento di utenze e stipendi per 30 giorni (come previsto dalla normativa) con inevitabile assalto agli sportelli bancomat da parte di correntisti e depositanti, (“avvisati” del blocco dei prelevamenti con un sms inviato dalla banca appena qualche ora prima della sospensione). In centinaia si sono precipitati a tentare di ritirare i propri risparmi, temendo che la vicenda di Banca Base potesse seguire quella che ha coinvolto le più note Veneto banca, Popolare di Vicenza ed Etruria.

“Con mia moglie siamo titolari esclusivamente di un conto corrente presso Banca Base e il nostro stipendio viene direttamente accreditato sul conto. Come faremo ad andare avanti non potendo accedere ai nostri risparmi?” ci aveva chiesto a caldo Marco T., lettore e correntista di Banca Base. Proprio per questi motivi, “per evitare anche disordini sociali e dopo un’attenta analisi della situazione di liquidità della banca”, il commissario straordinario ha disposto il 22 febbraio scorso un “limite” alla misura sospensiva consentendo di operare prelevamenti in misura massima di 250 euro al giorno. Una manovra tampone che dà respiro ai correntisti ma che non allontana la paura di default dell’ennesimo istituto italiano.

Federconsumatori in favore dei risparmiatori

Tra le associazioni più attive per dare assistenza e supporto agli utenti bancari coinvolti c’è Federconsumatori. Il presidente provinciale di Catania, Salvatore Nicosia sta raccogliendo le adesioni per avviare attività concrete e congiunte con le altre associazioni presenti nel territorio e organizzare “un’assemblea pubblica aperta a tutti dove forniremo tutte le informazioni necessarie a tutelarsi”.

Al Salvagente spiega lo stato d’animo dei correntisti e dei piccoli risparmiatori nel ricevere l’Sms della banca che annunciava lo stop ai prelievi: “È stato previsto l’immediato rientro dai mutui, prestiti e finanziamenti erogati dalla banca sino a quel momento. Se al correntista viene negato l’accesso ai propri risparmi è evidente che quel soggetto non potrà mangiare o non potrà pagare le bollette”.

Nicosia non ci nasconde le difficoltà di trattare direttamente con i vertici attuali della banca o con gli istituti di vigilanza: “Abbiamo tentato di prendere contatti con il direttore provinciale della Banca d’Italia e con il Commissario straordinario della Banca per fissare un incontro e conoscere nel dettaglio l’assetto della banca, le modalità con cui verranno regolati i rapporti pendenti e la definizione della crisi. A oggi però non abbiamo ottenuto riscontro alla nostra richiesta del 19 febbraio”. Un incontro c’è stato, per la verità, con gli ex vertici del Cda della banca, ma non ha prodotto grandissimi risultati.

Il giorno importante, ora, sarà mercoledì 14 marzo. È in quella data che si dovrà decidere se prorogare la sospensione, consentire un aumento nei prelevamenti oppure procedere alla liquidazione della banca…