Erbe e farmaci, le relazioni pericolose

Naturale non fa sempre rima con sano. Le piante medicinali, ad esempio, possono interferire con alcuni farmaci e aver un effetto dannoso per la salute dell’uomo. Così, ad esempio, chi assume ciclosporina (un farmaco salva vita per chi ha avuto un trapianto di rene) non deve esagerare con la camomilla o la curcuma. L’invito alla prudenza arriva da uno studio condotto dall’Università di Stellenbosch, in Sud Africa e pubblicato dal The British Journal of Clinical Pharmacology: il gruppo di farmacologi sudafricani ha esaminato oltre 5000 rapporti e ricerche che riportavano interazioni fra farmaci erboristici e medicinali industriali, finendo poi per concentrarsi su 49 casi clinici particolarmente rivelatori.

Iperico, ginseng, succo di goji, salvia, semi di lino, cranberry (mortella di palude) e camomilla hanno presentato un’interazione dannosa con l’uso dell’anticoagulante warfarina per malattie cardiocircolatorie: in tutte queste piante i composti attivi possono interferire con l’enzima CYP2C9, che è quello che rende attiva la warfarina, potenziando o riducendo l’azione del farmaco, e causando così sintomi che vanno dalla paralisi alle emorragie.

In otto casi di pazienti trattati con ciclosporina dopo un trapianto di reni, invece, si sono rilevati danni renali, a causa dell’assunzione di camomilla e curcuma, che vanno a interferire con l’azione degli enzimi CYP3A4  e  P-glycoproteina, che regolano il metabolismo della ciclosporina.

In undici casi di persone con tumore, che prendevano imatinib o altri chemioterapici, si sono registrate alterazioni al fegato, ai muscoli e al sangue, dopo aver assunto ginseng, echinacea e aronia nera. Anche in questo caso si sospetta una interazione dei composti vegetali con gli enzimi che metabolizzano gli agenti anticancro, potenziando i loro effetti collaterali.

Infine, interazioni fra medicinali e preparati erboristici sono state rilevate anche in pazienti che prendevano antidepressivi o antivirali contro l’Hiv: in questi casi si è dimostrato particolarmente pericoloso il gingko biloba, che nel primo caso induceva convulsioni, e nel secondo diminuiva l’effetto antivirale delle medicine.