Ue: conservatori, liberali e socialisti salvano il bisfenolo A

Questa mattina la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo ha votato contro il divieto di utilizzo di bisfenolo A (Bpa) in tutti i materiali a contatto con il cibo. La proposta è stata rigettata con 42 voti favorevoli, 17 contrari e 1 astenuto.

Cos’è il Bisfenolo A

Il Bpa è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione ad altre sostanze chimiche per produrre plastiche e resine. Ad esempio, è usato nel policarbonato, un tipo di plastica rigida, trasparente e altamente performante. Il policarbonato viene utilizzato per produrre recipienti per uso alimentare come bottiglie per bibite con vuoto a rendere, biberon, stoviglie di plastica (piatti e tazze) e contenitori per riporre alimenti. Residui di Bpa sono presenti anche nelle resine epossidiche usate per produrre pellicole e rivestimenti protettivi per lattine e tinozze.

I rischi del Bpa

Sulla base degli studi condotti sugli animali, risulta probabile che il Bpa a dosi elevate causi effetti nocivi su rene e fegato. È anche probabile che abbia effetti sulle ghiandole mammarie dei roditori. Non è chiaro però in che modo tali effetti siano causati (quale sia cioè il “meccanismo d’azione”). I possibili effetti del Bpa sui sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare e la possibilità di indurre il cancro al momento non sono considerati probabili, anche se non è stato possibile escluderli. Pertanto essi si sommano all’incertezza scientifica complessiva circa i pericoli collegati al bisfenolo e se ne è tenuto conto nella valutazione.

I limiti

Il Bpa può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande conservati in materiali che lo contengono motivo per cui nel 2011 l’Europa ha vietato l’uso del plastificante nei biberon, che era la principale fonte di bisfenolo A per i bambini. Per il resto della popolazione, l’Ue nell’ultimo parere di gennaio 2016, ha ridotto la dose giornaliera tollerabile da 50 a 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo, impegnandosi a fare una nuova valutazione.