Benessere animale, Grana Padano replica al Ciwf: “Il nostro impegno è reale”

Qualche stalla “‘maldestra e inadempiente’, non è certo rappresentativa della media delle stalle del ‘sistema Grana Padano'” che conta più di 4.500 siti di allevamento. E per testimoniare l’impegno della filiera, “l’assemblea di tutti i soci del Consorzio Grana Padano, già il 21 Aprile scorso ha deliberato di introdurre un dispositivo che imponga e misuri il benessere animale in modo definito”.

Dopo la risposta del Parmigiano Reggiano, anche il Consorzio del Grana Padano replica così alla video-inchiesta del Ciwf, l’associazione animalista che la scorsa estate ha visitato 9 allevamenti che forniscono il latte ai consorzi di Grana Padano e Parmigiano denunciando l’assenza di benessere animale in alcuni allevamenti e l’impossibilità delle vacche di poter pascolare liberamente. “Una vacca da latte curata e quindi sana produce – precisa in una nota il Consorzio – un latte migliore sotto ogni profilo. È quindi interesse di ogni produttore capace e intelligente prestare estrema attenzione al proprio allevamento a tutela della propria attività e, soprattutto, a garanzia per il consumatore“.

“Da aprile misure più stringenti”

In una nota il Consorzio del famoso formaggio, il Dop italiano più esportato all’estero, precisa: “Il ‘sistema Grana Padano’, da sempre, pone grande attenzione alla qualità della produzione ed alle modalità con cui si opera quotidianamente per offrire tale qualità, garantendo al consumatore un prodotto sano e genuino. La qualità non si costruisce da un giorno con l’altro, ma si ottiene investendo costantemente impegno e risorse nella ricerca e nell’applicazione di azioni che rispettino le norme vigenti in materia, e che valorizzino ogni aspetto delle fasi produttive, dalla stalla al caseificio, fino alla stagionatura. Parte proprio dalla stalla (4.500 quelle appartenenti alla filiera, ndr) il percorso per la produzione di Grana Padano e solo un latte di qualità, che si ottiene esclusivamente da vacche sane e ben tenute, consente di ottenere un prodotto di qualità”. Pertanto, prosegue la nota “respingiamo le accuse di chi vorrebbe far passare il messaggio secondo cui il Consorzio Grana Padano non avrebbe a cuore il benessere animale delle vacche che producono il latte per il formaggio”.

Qualche stalla “marcia”

“Purtroppo, come in ogni comparto produttivo costituito da un elevato numero di attori, talvolta è possibile rilevare difformità rispetto alle norme e al buon senso, che vanno puntualmente segnalate per consentire correttivi e azioni da parte dei soggetti preposti al controllo e alla tutela ma, qualche stalla ‘maldestra e inadempiente’, non è certo rappresentativa della media delle stalle del ‘sistema Grana Padano'”.

Il Consorzio per testimoniare i risultati raggiunti cita uno studio condotto in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole secondo il quale su “134 allevamenti valutati – a campione – hanno mostrato un livello di benessere animale decisamente buono. Di questi, 96 hanno ottenuto un punteggio medio di benessere di 151,23 punti, pari al 67,47% della scala di valutazione (range 51,45 – 199,35 punti) e quindi classificabile come ottimo. Le altre 38 stalle hanno ottenuto una valutazione buona, con un punteggio medio di 121,31 punti (pari al 59,62% della scala di valutazione) che rientra ampiamente nel secondo terzo del punteggio disponibile (range 43,24 – 174,42 punti). Tutto ciò per ribadire che gli investimenti e l’attenzione verso tutta la filiera sono basati sulla qualità, a tutti i livelli”.

Soia Ogm? “Solo d’importazione”

Grana Padano interviene anche sull’alimentazione dei bovini “il foraggio ed il mangime destinato agli animali, ai sensi del disciplinare di produzione, provengono quasi interamente dalla zona di produzione del Grana Padano Dop, quindi in aree del Nord Italia dove sono noti i divieti alle colture Ogm. Solo la soia, che comunque rappresenta una parte minimale della razione giornaliera, se d’importazione potrebbe essere Ogm“.