Come ti “frego” la Epson sulle cartucce che muoiono prematuramente

Ha fatto discutere molto i lettori del Salvagente la notizia che abbiamo dato ieri dell’azione legale che sta partendo in Francia contro la Epson, colpevole, a giudizio dell’associazione Halte à l’obsolescence programme, di obsolescenza programmata sulle sue stampanti.

Tanti quelli che hanno condiviso l’indignazione, di fronte alle prove dell’associazione francese che hanno dimostrato come vengano dichiarate esaurite cartucce che hanno ancora tra il 30% e addirittura il 50% di inchiostro e tamponi ancora in grado di funzionare. Un delitto per l’ambiente e per le nostre tasche, hanno commentato molti lettori.

Alcuni, però, hanno voluto offrirci delle testimonianze su come “fregare” i chip Epson (e non solo quelli) che limitano la vita delle cartucce. I responsabili di tanto spreco, infatti, sono proprio quei piccoli aggeggi dorati sul fondo della cartuccia che “contano” il numero delle stampe e impongono lo stop una volta raggiunto il numero massimo programmato dalla casa produttrice.

Fregarli, ci assicurano i lettori, si può. Vediamo in che modo.

  1. Un modo può essere quello di acquistare sul web un chip reset (o resetter). Lo trovate sui principali portali di vendita on line da 10 euro in su e “azzera” i counter delle cartucce che in questo modo non si fermano mai e possono essere sostituite solo quando effettivamente scariche.
  2. Acquistare cartucce “ricaricabili” o “ricaricate” è l’altra soluzione. Ovviamente si tratta di dispositivi privi del chip che conta il numero di stampe. Possono essere già riempite da chi le vende o possono essere da “siringare” direttamente dall’utente. E anche in questo caso si supera l’odioso problema di buttare un dispositivo che ancora potrebbe funzionare.