Musical.ly, i rischi della app che piace ai giovani

Basta avere uno smartphone, una connessione a internet e sapere sincronizzare le labbra al ritmo della musica. Il “karaoke muto” di Musical.ly ha già contagiato milioni di teenagers in tutto il mondo ed è diventata un “tesoretto” per i due giovani inventori, Alex Zhu e Luyu Yang, che proprio oggi l’hanno venduta a Bytedance per una cifra compresa fra gli 800 milioni e il miliardo di dollari. Lanciata nel 2014, l’app cinese ha fatto il giro del mondo arrivando fino in Italia e i genitori si chiedono se ci sono, e quali sono, i rischi di questa applicazione considerando che la fascia d’utenza è fatta di giovani e giovanissimi. A fare il punto in termini di sicurezza è Paolo Attivissimo, giornalista informatico, sulla pagina dell’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana, ricordando innanzitutto “che ci sono già stati episodi di bullismo e adescamento“.

In pratica, questa applicazione permette ai ragazzi di girare piccoli video da protagonista scegliendo un brano musicale da interpretare muovendo le labbra e le mani a ritmo. I video, che possono essere modificati con diverse modalità, possono essere condivisi con altri membri del social e con questi si può anche interagire.

Passando ai consigli, il giornalista suggerisce sicuramente il profilo privato che ci permette di scegliere chi può vedere i nostri video e blocca i messaggi degli sconosciuti. Tuttavia, privato non significa “segreto” e per questo è molto importante scegliere bene cosa riprendiamo con la telecamera.

Il secondo consiglio è separare il profilo Musical.ly da quello di altri social in modo che se un malintenzionato dovesse rubare un profilo, gli altri saranno salvi. Il terzo è usare nomi di fantasia (non il proprio nome e cognome) e una foto non personale per il profilo: infatti anche i profili privati sono sfogliabili da chiunque e non è il caso di offrire appigli ai bulli e molestatori digitali.

Più in generale, Paolo Attivissimo raccomanda ai genitori di cogliere l’occasione per parlare ai propri figli dei rischi del web che poi somigliano a quelli in cui si può incorrere anche nella vita reale: non dare mai informazioni personali a sconosciuti, neanche se fanno finta di essere amici o coetanei.