Extravergine: produzione in crescita, buona qualità ma tensione sui prezzi

La nuova campagna olearia entra nel vivo anche se ancora la raccolta arranca e in regioni importanti come la Puglia deve decollare. In Spagna poi partirà addirittura a dicembre e le ingenti partite potrebbero condizionare la partita dell’extravergine.

E allora: che olio porteremo in tavola con le olive dell’annata 2017-2018? La produzione, dopo il calo vertigionoso dell’anno scorso, sarà in grado di reggere? E i prezzi saranno davvero salati come ha stimato Ufficio Studi di Ancc-Coop con un aumento del 60% del prezzo dell’extravergine? Per vederci più chiaro abbiamo chiesto il parere di un esperto come  Alberto Grimelli, giornalista, agronomo e direttore di TeatroNaturale.it, sito di riferimento per il mondo dell’olio.

La produzione…riparte

Partendo da un dato: il Consorzio nazionale degli olivicoltori stima un aumento anche del 50% della produzione anche se non omogenea lungo lo Stivale. “Dal punto di vista quantitativo – spiega Grimelli al Salvagente – la campagna olearia promette una ripresa rispetto allo scorso anno e chiuderemo la campagna probabilmente tra le 250 e le 270mila tonnellate. Molto dipenderà dalle rese che, al momento, sono più alte dello scorso anno, mediamente di un punto, ma ora c’è il meteo con cui fare i conti. Molte piogge potrebbero portare a un abbassamento delle rese e cascole più abbondanti di olive. In questi giorni c’è ottimismo ma è ancora presto per cantar vittoria“.

“Partiti in sordina, ma sulla qualità ci faremo valere”

E dal punto di vista qualitativo, che olio avremo? Su questo punto il direttore di TeatroNaturale è rassicurante: “Dal punto di vista qualitativo è un anno positivo. Generalmente la qualità è buona o molto buona. Qualche scadimento qualitativo si è notato solo all’inizio della campagna olearia, quando le olive erano secche e per estrarre l’olio i frantoiani alzavano molto la temperatura. Poi la qualità è andata nettamente migliorando e oggi non mancano extravergini che stupiscono, per complessità aromatica, ricchezza di profumi e sapori. Rispetto all’anno passato non c’è confronto, la qualità italiana si farà valere su tutti i mercati. Siamo ritornati al top“.

Prezzi, c’è chi specula al ribasso

Viste le premesse, buona produzione e qualità in netta ripresa, è naturale aspettarsi delle tensioni sui prezzi. “Dal punto di vista dei prezzi – aggiunge Grimelli – la situazione appare ancora confusa e potremmo assistere a un abbassamento delle quotazioni all’ingrosso nelle prossime settimane, specie se le rese si abbasseranno. Al contrario degli anni passati, ugualmente con una produzione medio-bassa, non c’è la corsa ad accapparrarsi olive e olio. Il mercato è molto tranquillo, fin troppo. L’industria è ancora alla finestra, in attesa di capire cosa accadrà. In questo contesto c’è chi specula al ribasso, come in Borsa. Probabilmente la quotazione media nel 2018 si attesterà sui 5,30-5,50 euro/kg, all’ingrosso, qualche centesimo meno di quella dello scorso anno. I consumatori se ne accorgerranno? Improbabile. Non credo che i listini ordinari verranno ritoccati, è possibile però che si assista a qualche promozione in più per l’olio italiano a scaffale”.

Quanto costerà il 100% italiano?

Ma quanto dovrebbe costare un extravergione 100% italiano? “Il 100% italiano – conclude Grimelli – lo pagheremo più o meno come l’anno scorso, senza aumenti. Ci sarà però qualche promozione in più da parte dei supermercati e quindi ci saranno più occasioni di pagarlo un po’ meno. Il prezzo limite? Direi sui 4,5 euro a bottiglia da 0,75 l in offerta. Sotto quella cifra io comincio a diffidare“.