Micropagamenti, commercianti in rivolta: “eccessivi i costi del POS”

Le parole del vice ministro dell’economia Luigi Casero – che ha annunciato la firma a breve del decreto che impone sanzioni a chi rifiuta i pagamenti con bancomat o carta di credito – ha scatenato una battaglia tra favorevoli e contrari.

Favorevoli…

Tra i primi figurano le associazioni dei consumatori, anche se con qualche distinguo: le sanzioni promesse, da 30 euro, sono troppo blande per il Codacons, mentre per il Movimento difesa del cittadino “le sanzioni sono sacrosante e il Governo deve emanarle con urgenza”. Per Francesco Luongo, presidente nazionale di Mdc, “la piccola distribuzione ha avuto tutto il tempo necessario per mettersi in regola dando ai clienti la possibilità di pagare senza contanti “. Ma in molti hanno finora ignorato l’obbligo: “La situazione è evidente e drammatica soprattutto in questi giorni nei servizi turistici, come dimostrano le centinaia di impianti balneari che non permettono il pagamento elettroniche che costringono migliaia di turisti italiani e stranieri alla ricerca di un bancomat”.

… e contrari

Tra i contrari invece c’è Confcommercio che affida ad una nota il commento alle norme che stanno per arrivare, ribadendo “la necessità di agire sulla riduzione delle commissioni applicate dalle banche alle imprese che restano ancora troppo elevate e che, nel caso di pagamenti di piccoli importi, assorbono molto spesso i margini di profitto degli imprenditori. I costi incidono ancora in misura eccessiva sia sull’istallazione e la gestione dei Pos che, soprattutto, sul denaro che transita“.

Dalla stessa parte della barricata, a difesa di alcune categorie di artigiani, è la Cgia di Mestre che si dice d’accordo sulle sanzioni, purché il Pos non sia obbligatorio per tutti gli artigiani”. In particolare, per il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo “Si pensi agli autotrasportatori, alle imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico, alle aziende metalmeccaniche, a quelle tessili, a quelle dell’abbigliamento e della calzatura che lavorano in subfornitura,  alle imprese di pulizia che prestano servizio presso aziende private o enti pubblici e ai commercianti all’ingrosso. Tutte attività che nella prassi quotidiana ricevono già adesso pagamenti tracciabili. In questi casi l’obbligo del Pos avvantaggerebbe solo le banche”.
Infine: “Gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami, gli antennisti, i manutentori di caldaie, nonché i loro dipendenti e collaboratori, spesso si recano singolarmente presso la dimora o l’immobile del committente. Questo comporta che ciascun dipendente  o collaboratore dovrà essere dotato di un Pos. Chi ha voluto questa legge, ha idea di quali costi dovranno sostenere queste piccole attività artigianali?

Quanto costa il POS?

La polemica, insomma, ruota tutta intorno al costo che commercianti e artigiani devono sostenere per il POS, il dispositivo per il pagamento con carte di credito e bancomat. Tra installazione, canone per il comodato d’uso (il noleggio) del terminale e commissioni da pagare alla banca, gli esercenti sono molto preoccupati.
Ma a quanto ammonta davvero questa spesa? “Non si può generalizzare” – ci dicono da Confcommercio – “troppe sono le variabili in gioco, e ogni istituto bancario offre delle condizioni diverse. Ma quel che è certo è che proprio le commissioni bancarie, che in media si aggirano attorno al 2%, sono ancora molto alte e penalizzano soprattutto le piccole transazioni“.

I dati del MISE

Nel 2014, anno in cui è entrato in vigore l’obbligo di accettare pagamenti per spese superiori ai 30 euro, il Ministero dello Sviluppo economico aveva effettuato un’analisi sui costi per l’installazione del POS.
Secondo lo studio, l’onere medio che un esercizio commerciale o un professionista sostiene per dotarsi di un POS varia da un minimo di 25-60 euro l’anno ad un massimo di 120-180 euro a seconda della tipologia delle apparecchiature prescelte.

In particolare: il costo fisso per i dispositivi più innovativi, cioè quelli che sfruttano il collegamento internet o tramite rete mobile, è più basso rispetto agli apparecchi tradizionali, collegati alle reti interbancarie dedicate. Si tratta infatti di un costo medio mensile tra i 2 e i 5 euro contro i 10-15 euro al mese per i dispositivi più vecchi.
costi variabili sono, invece, legati al numero e all’ammontare delle transazioni effettuate dalla clientela e dipendono dal tipo di circuito utilizzato.

Spesso le due componenti di costo (fissa e variabile) sono fra loro collegate: a costi fissi più alti possono essere associati costi variabili più bassi (e viceversa). Su questi costi impatta anche il Regolamento UE 2015/751 che ha fissato un tetto massimo dello 0,3% per ogni transazione effettuata con carta di credito e una soglia dello 0,2% sulle transazioni abilitate tramite carta di debito (bancomat).