Latte vaccino e cancro: bufala o rischio reale?

“Caro Salvagente, ho letto su un libro scritto da un’oncologa, che assumere latte e derivati provoca il cancro. Come stanno davvero le cose?”

Questa è solo una delle sollecitazioni che abbiamo ricevuto in redazione a proposito del latte e dell’impatto che può avere sui tumori. Un tema controverso su cui c’è bisogno di fare un po’ di chiarezza. Sul latte, infatti, si dice tutto e il contrario di tutto e a volte a metterne in dubbio il ruolo nelle nostre diete, oltre a considerazioni di ordine etico, pesano i pareri contrastanti di medici nutrizionisti, oncologi e ginecologi.

L’ombra nera lanciata dal dottor Berrino

Ultima, in ordine di tempo, l’ombra scura e minacciosa che è stata proiettata su questo alimento da diversi oncologi negli ultimi anni, in particolare dal dottor Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Il consumo eccessivo di latte vaccino spiega l’epidemiologo – può indurre a un aumento della massa tumorale e alla recidiva in chi lo ha già asportato. In particolare, gli studi oncologici pubblicati parlano di rischio di tumore alla mammella, al colon, all’ovaio, alla prostata e alla vescica.

Tra le raccomandazioni del dottor Berrino dunque, per quanto riguarda l’alimentazione di chi è malato di tumore, c’è proprio quella di evitare l’assunzione di latte vaccino, magari sostituendolo con il latte di soia, visto che il latte animale contiene alcuni fattori che stimolano la crescita dei tumori, come gli zuccheri e le proteine che stimolano la secrezione di insulina.

Un’opinione che sta facendo sempre più rumore, allarmando e molto gli amanti del latte. E dando nuova linfa vitale a chi sostiene da sempre che non è naturale né salubre continuare a berlo anche in età adulta.

Non arrivate a un bicchiere al giorno

Va detto da subito che le ricerche sui rapporti tra assunzione di latte e crescita dei tumori non danno tutte gli stessi risultati ma di sicuro qualcosa di rischioso è stato accertato, anche se non per tutti gli individui. E in questo quadro gli specialisti vanno in ordine sparso.

Stefano Vendrame è nutrizionista e svolge attività di ricerca sul ruolo dell’alimentazione nella prevenzione delle malattie croniche presso la University of Maine negli Usa. Il suo consiglio è di evitare di bere troppo latte vaccino, cioè di non arrivare a un bicchiere al giorno ma di alternarlo a quello di soia. Tanta cautela non è immotivata, almeno per Vendrame che ricorda lo studio della Coorte di Boyd Orr (Lord Boyd Orr fu il medico biologo vincitore del premio Nobel per la pace per le sue ricerche sulla nutrizione umana) che fu iniziato nel 1937 e seguì per 70 anni ben 5.000 bambini inglesi, finché non diventarono anziani. “Circa 800 si sono ammalati di cancro e alcuni sono deceduti. In questo studio si è visto che coloro che consumavano alti livelli di latte da bambini si sono ammalati 3 volte di più di tumore al colon rispetto a quelli che ne consumavano bassi quantitativi e ciò indipendentemente dal consumo di carne o di frutta e verdura”.

Un consiglio simile viene dall’Istituto europeo di oncologia: “Dai sei mesi in poi i bambini dovrebbero essere pronti a consumare cibi solidi: il sistema immunitario e quello digestivo sono forti e sviluppati. Per quanto riguarda il latte, l’ideale sarebbe variarne le fonti (riso, soia, avena) ed evitare il latte di vacca fino a un anno di età, a causa del suo elevato apporto proteico”.

Eliminarlo? Non è detto

Riguardo al consumo di latte le raccomandazioni ufficiali sono diverse, come ci spiega Fabio Di Todaro, biologo nutrizionista della Fondazione Umberto Veronesi. “Eliminare latte e latticini dalla dieta non è necessario, se il consumo è moderato e non si è intolleranti al lattosio. Le linee guida italiane, in accordo con quelle internazionali, consigliano un consumo di latte e yogurt nella popolazione adulta di 2-3 porzioni al giorno: pari a 250-375 millilitri. A queste vanno aggiunte tre porzioni settimanali di formaggio: da 50 o 100 grammi, a seconda che sia stagionato o fresco”.

Relativista, anche il professor Antonio Moschetta ricercatore dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) dell’Università degli studi di Bari è esperto di metabolismo, nutrizione e nutrigenomica e si occupa dei meccanismi attraverso cui la nutrizione e il metabolismo possono influire sulla crescita dei tumori o predisporre al cancro.

Moschetta spiega al Salvagente: “Noi consigliamo di diminuire i nutrienti, come il latte, che possono determinare l’iperinsulinemia, ma in un soggetto con obesità, i cui si è certi che questo dismetabolismo possa aver partecipato alla crescita dei tumori, direttamente o indirettamente, tenendo presente che non è solo lo zucchero che “nutre” il tumore. In un ambiente in cui vi sono iperinsulinemia ed eccessiva quantità di zuccheri, si ha anche un aumento dell’infiammazione basale, che fa sì che le cellule intorno al tumore creino quel microambiente infiammatorio, dandogli la possibilità di crescere ulteriormente. La crescita del tumore, quindi, avviene non solo a causa del nutriente in sé, ma anche dell’infiammazione: bisogna prendere in considerazione sia il microambiente tumorale che il macroambiente circostante, cioè l’organismo in cui il tumore cresce e dare raccomandazioni individualizzate“.