L’Altra Italia: tutto si rigenera, anche nel design. Il caso Regenesi

Pelle rigenerata, plastica dei frigoriferi, interni delle tute che hanno corso nei motoGp, rame proveniente da fili di cavi e apparecchiature elettriche, montature degli occhiali, scarti di manici di borse o di catarifrangenti di biciclette. O ancora pezzi di veicoli rottamati, che diventano borse personalizzabili, accessori per l’ufficio, oggetti per la casa, il cui brand non è semplicemente essere ecologici ma certamente made in Italy, come filosofia e realizzazione. Tenendo sempre presente che tutto si rigenera.

la fondatrice di Regenesi Maria Silvia Pazzi

La materioteca di Regenesi – l’azienda bolognese che dal 2008 si dedica alla rigenerazione di materiali di post-consumo trasformandoli in oggetti e accessori moda dal design innovativo e completamente sostenibile – è partita con oggetti stipati in due valigie ed è diventata nel tempo un’ampia bacheca di campionari a cui attingono i più quotati designer del pianeta che hanno accettato la sfida. “Non eravamo neanche quasi nati quando abbiamo lanciato questa sfida ma di certo, il fatto di avere avuto da subito come obiettivo la realizzazione di prodotti di qualità, di alta gamma, ha suscitato molto interesse”, spiega la fondatrice di Regenesi Maria Silvia Pazzi.

COSE DA TOCCARE

Nata in una famiglia dal gusto per l’imprenditoria, con nonni artigiani e un background tra l’Università di Bologna e il lavoro di temporary manager per Pmi,  Maria Silvia Pazzi ha sempre avuto una passione per la moda e il design insieme a una grande sensibilità verso i temi della sostenibilità. Ma negli anni ha sempre sentito la “mancanza del prodotto”, di qualcosa di veramente concreto da realizzare e ‘toccare’. Ed è successo, poi, che un viaggio al sud nel periodo dell’emergenza rifiuti ha scatenato in lei l’impatto emozionale che l’ha portata a trasformare le sue passioni in una realtà imprenditoriale.

“Non è stato semplice, ovviamente: adesso tutti parlano di economia circolare, ma anni fa non era così; noi stessi avevamo necessità di costruire un know-how interno e l’incontro con il Politecnico di Torino allora ci è stato di enorme aiuto”, racconta l’imprenditrice.

IL BELLO SOSTENIBILE

Ciò che fin da subito era chiaro, per la fondatrice, era l’obiettivo: “Il nostro intento era cambiare il mondo in positivo”. E lo slogan che appare sul sito di Regenesi, appena lo si apre, ne è la dimostrazione: “Il bello è sostenibile”. E i prodotti sono gioielli, borse, shopper, oggetti per l’ufficio e per la casa, sempre creativi, come nel caso della borsa “File bag” alla quale si possono cambiare moschettoni, tracolle in modo molto semplice e versatile.

L’azienda si è subito sviluppata come una rete, perché si è immediatamente definita come un progetto industriale complesso, nell’ambito del quale i materiali vengono trasformati,  e non come un soggetto che semplicemente reinventa degli usi: “Sono oltre 100 i soggetti che collaborano con noi”, spiega Pazzi. Perché è evidente che, se solo tutte le apparecchiature che trasformano i materiali dovessero essere collocate dentro Regenesi, l’impresa diventerebbe difficilissima.

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CHI HA BISOGNO DI UNA BORSA IN PIU’?

Marco Cappellini, ad esempio, fin da subito, con Matrec, la banca dati dei materiali, è stato un collaboratore imprescindibile. I materiali selezionati, tra i 2008 e il 2010, sono stati consegnati al Politecnico di Torino che li ha studiati: “È importante sapere e capire, ad esempio, che quando si parla di plastica, non ci si riferisce ad uno stesso materiale, nel senso che le tipologie di plastica possono essere molto diverse tra loro, più o meno complesse: ci può essere quella che produce più polvere, quella più malleabile, e quindi è fondamentale capire la natura del materiale per dedurre il mondo in cui riutilizzarlo”. Soprattutto se l’obiettivo industriale, come nel caso di Regenesi, è quello di realizzare prodotti finiti di alta gamma: “Pochi oggi hanno bisogno di una borsa in più, allora se la si offre raccontandone in qualche modo la storia e realizzandola con qualità, allora si è raggiunto l’obiettivo”, secondo la fondatrice di Regenesi. L’azienda, peraltro, per questi motivi, si è fin dall’inizio costituita di un ‘advisory board’, di un comitato scientifico importante, proprio perché la professionalità e la tecnica andassero di pari passo con i profili etici ricercati.

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AL CENTRO DEL MONDO

In questi giorni Regenesi è ospite in vari appuntamenti tra quelli previsti dal G7 Ambiente in corso a Bologna, perché lo stesso ministero dell’Ambiente italiano la riconosce come un soggetto importante con cui lavorare.

Anche in passato sono state varie le presenze di Regenesi ad eventi legati ai temi legati alla sostenibilità. Nel 2013, ad esempio, è stata selezionata come una delle esperienze più significative tra quelle realizzate da imprese che collaborano con il ministero per la riduzione dell’impronta ambientale di processo e prodotto. Un riconoscimento che ha permesso all’azienda di partecipare alla mostra, curata dai Musei Vaticani, “Ecologia, ambiente, ingegno: creatività nel rispetto del Creato” in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù a Rio De Janeiro, nel Museo delle Belle Arti. Regensi è stata al centre Pompidou, all’Expo di Shanghai e i prodotti si possono trovare nello shop on line così come in vari negozi interni ai musei, in Italia e all’estero.