Abbonamento truffa al telefono, le storie (e la rabbia) dei nostri lettori

La truffa dell’abbonamento involontario via smartphone a un servizio non richiesto miete ogni giorno un numero impressionante di vittime. È bastato pubblicare una lettera di un nostro lettore, Lorenzo da Roma, che raccontava la sua disavventura con il servizio TuttoCalcio, per scatenare la reazione dei lettori: a decine in poche ore ci hanno scritto raccontando di essere stati fregati con lo stesso meccanismo. 

L’operatore lo sa già

Helga Valeforever scrive: “È successo ieri anche a me, mi hanno attivato una abbonamento a 6 euro a settimana per giochi che non ho neanche capito cosa fossero perché io non ho mai giocato in vita mia né da pc né da smartphone, ho chiamato il numero per disattivare il servizio e ho parlato con operatore chiedendo spiegazioni e lui mi ha detto che probabilmente navigando in internet ho involontariamente cliccato qualche banner o pubblicità e si è attivato”. Dunque, gli stessi operatori della compagnia che mette in atto questi meccanismi, hanno ben chiaro come funzionano. “Credo – aggiunge Helga -sia vergognoso e che le istituzioni competenti dovrebbero prendere seri provvedimenti contro queste aziende truffaldine!”. Paola Pajer, invece, racconta di come nel tentativo di uscire dalla situazione si è trovato ancora più impelagato:  “Per annullare il contratto non voluto con mobile play, ho digitato un numero telefonico da loro fornito per annullare tale abbonamento e, grande scorrettezza da parte loro, ciò ha attivato nuovi costi di addebito, senza che ci fosse la recessione”.  Paola dice di aver risolto telefonando al proprio gestore che ha annullato l’abbonamento, ma si chiede comunque: “Cosa fa la polizia postale per cancellarli da questi contesti?”.

Il rimborso parziale

Uno dei problemi maggiori è legato al rimborso. Appurato che telefonando al numero fornito dall’azienda o al gestore telefonico si ottiene la disattivazione del servizio, il percorso è più tortuoso per riottenere gli euro dell’attivazione. E in alcuni casi, le cose si fanno ben peggiori: “A me – scrive La Risa – hanno ‘prelevato’ in tutto quasi 45 euro. Quando me ne sono accorta ho chiamato il mio operatore (Wind) che mi ha attivato il blocco servizi a sovrapprezzo e rimborsato solo il costo della prima settimana (4,99 euro)!“.   È successo anche a Giovanna Previato col Cubo della 3: “Per mesi ho pagato bollette salatissime e nessuno mi dava spiegazioni nonostante le continue telefonate.. una vergogna! Poi ho trovato in un negozietto della 3 un gestore che mi ha annullato tutto.. ma quelli che avevo pagato ormai.. ė andato!”. Luca Generali, invece, ci racconta il caso particolare in cui la tariffa attivata dall’estero: “Capitato anche a me, ho contattato il mio gestore per disabilitare la funzione di usare il credito telefonico per pagamenti diversi dalla telefonia ma non me l’hanno permesso in quanto incompatibile con un’offerta per l’estero”.

Basterebbe fare come con gli 144

Ma quello che emerge dalle tante lamentele ricevute, è soprattutto una questione: “I filtri dovrebbero metterli subito. Non aspettare che l’utente venga fregato!”, prendendo in prestito le parole di Paola Carta. Anche perché, come scrive Susanna Medri, “Tim ha messo il blocco su mia richiesta dopo la fregatura e Vodafone mi fa pagare 1 euro al mese come rete sicura. Vergogna!” Basterebbe che i gestori venissero obbligati a disattivare di default questo tipo di servizi e riattivarli solo su richiesta, così come è stato fatto per gli 144 e gli altri numeri telefonici a sovrapprezzo su decisione dell’Agcom nel 2008. Così semplice che nessuno ci pensa.