I prodotti made in Italy dimenticati dal Ceta

Con l’entrata in vigore del Ceta sarebbero tutelati soltanto 173 dei 1.300 prodotti alimentari a indicazione geografica, 2.800 vini e 330 distillati. A dirlo è Carlo Petrini, presidente di Slow Food, secondo cui alcune denominazioni di origine legate al territorio e con una tecnica produttiva tradizionale potrebbero essere tranquillamente imitati oltreOceano senza essere passibili di alcuna sanzione.

Il caso del pomodoro San Marzano

Tra i prodotti tipici europei inseriti nell’accordo, e che il Canada ha accettato di proteggere, non c’è il celebre pomodoro campano San Marzano. Oggi il sito Italiafruit.net raccoglie lo sfogo del presidente del consorzio: ” “In Nord America scontiamo un grosso problema, quello della contraffazione – spiega il presidente Tommaso Romano – il nostro compito, oltre che di valorizzare, è anche quello di tutelare il prodotto. Ecco perché sarebbe stato importante essere tra i prodotti a marchio contemplati nel Ceta. Ammetto che per questa faccenda c’è un certo fermento e malumore, anche perché consorzi molto più piccoli del nostro sono stati ricompresi”. Un fermento di cui si parlerà mercoledì in una riunione al consorzio e venerdì alla Regione Campania.

…e dei prodotti made in Puglia

Altri esclusi sono i prodotti Dop e Igp della Puglia: “Il mercato del Canada rappresenta una opportunità importante in particolare per il comparto lattiero-caseario, oleario, vitivinicolo e ortofrutticolo. Non si può accettare, però, che i nostri prodotti, garantiti da elevatissimi standard di produzione in termini di qualità e sicurezza alimentare, siano stati esclusi dalla lista. Chiediamo, dunque, al Parlamento italiano, che dovrà esprimersi a riguardo che anche le eccellenze pugliesi possano entrare a far parte della liste riconosciuta dal Ceta” ha commentato il presidente della Cia – Agricoltori Italiani di Puglia, Raffaele Carrabba.

I prodotti tutelati

Tra i prodotti ortofrutticoli a marchio compresi nel Ceta ci sono l’arancia rossa di Sicilia, il capperodi Pantelleria, il kiwi di Latina, la lenticchia di Castelluccio di Norcia, la mela dell’Alto Adige, Sudtiroler Apfel, la pesca e nettarina di Romagna, il pomodoro di Pachino e il radicchio rosso di Treviso. E poi due grandi celebrità del made in Italy: il prosciutto di Parma e il Parmigiano reggiano. Questi prodotti – come spiega la Coldiretti – potranno entrare nel mercato canadese con il loro nome, ma dovranno coesistere con i marchi canadesi registrati. In altre parole, sul mercato del paese nordamericano ci saranno i prosciutti di Parma e San Daniele Made in Canada insieme a quelli italiani, mentre fino ad ora il prosciutto di Parma italiano poteva essere esportato solo con il nome di “Prosciutto originale”. Gorgonzola, Asiago e Fontina sono considerati generici dall’accordo e i canadesi potranno continuare a produrli e venderli con tale denominazione che sarà però accompagnata dall’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta (esempio Asiago Made in Canada), senza però possibili evocazioni (quali bandiere o immagini di posti notoriamente riconosciuti). Nel caso di eventuali nuovi prodotti canadesi di imitazione, questi dovranno essere accompagnati dalle espressioni “tipo; stile o imitazione” (esempio “stile squacquerone di Romagna).